Dopo 8 giornate non sorprende certo vedere Juve e Roma rincorrersi in vetta alla classifica. Sorprende la squadra che occupa il terzo posto. Se tutti i pronostici precedenti all’inizio del campionato davano Inter, Fiorentina, Lazio, Milan e Napoli come candidate all’ultimo posto utile per accedere alla Champions League, nessuno si sarebbe aspettato che una squadra come la Sampdoria (negli ultimi anni reduce da una retrocessione e da campionati anonimi) potesse sgomitare così prepotentemente e occupare la terza piazza.
La Samp ha cambiato poco e nello stesso tempo tanto. Non sono state fatte rivoluzioni sul mercato, anzi, l’ossatura è rimasta la stessa. La rosa è stata semplicemente puntellata nei ruoli che richiedevano interventi specifici (uno su tutti, il portiere) e soprattutto è stata dotata di una panchina di un certo spessore. Mihajlovic ha avuto il tempo di capire meglio che tipo di giocatori avesse a disposizione e ha dimostrato di essere un tecnico che non guarda in faccia nessuno nelle sue valutazioni: capitan Gastaldello spesso lasciato in panchina al posto del giovane Romagnoli, Stefano Okaka quasi sempre preferito a Gonzalo Bergessio, acquisto “di grido” del mercato estivo. Insomma, gioca chi si conquista il posto durante la settimana. E’ questa, evidentemente, la regola d’oro di Sinisa, una regola che in campo sembra essere applicata alla perfezione, con tutti gli 11 blucerchiati sempre sul pezzo e mai propensi ad abbassare il ritmo, se non per deliberata iniziativa del tecnico, o a mollare di un centimetro. Cose che a Genova, sponda Doria, non si vedevano da tempo.
La squadra ha acquisito un’identità ben definita, un’idea di gioco stabile, un modulo, il 4-3-3, che garantisce solidità e possibilità per alcuni singoli di esprimere la propria qualità. Tra i pali, avere come secondo (anche se le motivazioni sono molteplici e non di natura tecnica) un finalista mondiale non è cosa da tutti, e ieri, con Viviano out, Romero ha salvato lo 0-0 con la Roma grazie a un intervento miracoloso. Sulla corsia destra, De Silvestri è una garanzia: parliamo di uno dei terzini più sottovalutati del nostro calcio, uno che avrebbe meritato palcoscenici più importanti e qualche chance di rilievo in azzurro. Come coppia di centrali, Mihajlovic può scegliere tra l’esperienza di Gastaldello, l’entusiasmo di Romagnoli e la voglia di riscatto di Silvestre. A sinistra forse c’è l’unica “falla” nell’organico, visto che nessuno tra Regini, Mesbah e Cacciatore è ancora riuscito a dare il meglio. Il centrocampo è completo e ben assortito con la leadership di Palombo, l’atletismo e la fisicità di Obiang e la duttilità e la qualità di Soriano (in orbita Milan, un motivo ci sarà…) con Krsticic, promessa mai mantenuta, l’esperto Marchionni e il sampdoriano DOC Rizzo pronti a subentrare. In avanti Sinisa ha a disposizione Eder, uno che nelle stagioni precedenti si è spesso preso la Samp sulle spalle nei momenti di difficoltà, Gabbiadini, che se esplode definitivamente può diventare un giocatore destinato a platee internazionali, e Okaka, anche lui da anni alla ricerca della definitiva consacrazione e finora in grado di ripagare la fiducia del tecnico serbo. I rincalzi in attacco sono importanti: Sansone, quando entra a gara in corso, delude raramente, Fedato e Wszolek sono due ottimi prospetti e Bergessio, pur non essendo ancora entrato in forma, garantisce un apporto di esperienza non di poco conto.
Una squadra completa, solida, fisica e tecnica nello stesso tempo. Ma non certo superiore agli altri “competitor” sopra citati. Se c’è qualcosa che questa squadra ha in più rispetto alle altre realtà che lottano per le zone nobili della classifica, è sicuramente dell’atmosfera, l’ambiente e il clima che si respira. Merito, senza alcun tipo di dubbio, dell’esplosivo patron Massimo Ferrero. Tra progetti faraonici, imitazioni, battute, giri di campo, l’imprenditore cinematografico romano è riuscito a riavvicinare il pubblico di Marassi alla squadra (al punto che ieri Rudi Garcia si è complimentato pubblicamente con il tifo doriano) e a “cambiare l’aria” rispetto alla precedente gestione. E’ evidente che la squadra giochi senza la pressione degli ultimi anni. E’ una squadra che vuole giocare a calcio, imponendo la propria identità e cercando comunque di divertire e divertirsi: in parole povere, una squadra che rappresenta la fusione dei caratteri di Sinisa Mihajlovic e di Massimo Ferrero.