“La Roma ha fatto una rivoluzione, ha fatto uscire 20 giocatori e ne ha presi 14. La Roma non compra giocatori da 70 milioni, io con 70 milioni ne ho presi sette. Ho chiesto comprensione, pazienza da parte di tutti, alle difficoltà ero preparato, non alle calunnie e alle falsità che sono venute fuori”. E’ lo sfogo del ds della Roma Gianluca Petrachi durante la conferenza stampa di presentazione di Ibanez, Carles Perez e Villar.
CALUNNIE E FALSITA’ – “Quando fai una rivoluzione, qualcosa può venire bene, qualcosa meno ma non mi aspettavo le calunnie e le falsità che spesso escono in maniera vigliacca, forse perché sono una persona scomoda per tanti, perché non rispondo ai messaggi, perché non faccio comunella con nessuno. Ma la mia schiena è sempre dritta, cercherò di non essere spappolato e vado avanti per la mia strada, cercando di fare il bene della Roma che è il mio obiettivo. Fino all’ultimo giorno cercherò di portare la mia idea di calcio e ce la sto mettendo tutta. Questa Roma la sento mia, credo fortemente in questa squadra, chiedo ancora un filino di pazienza ma ci sono dei contenuti, dei valori. Alla mia prima presentazione ho detto che questo era l’anno zero per la Roma. Sono stato chiamato dalla proprietà per cercare di provare a recuperare gli errori fatti negli anni precedenti, cercare di risolvere dei problemi che negli ultimi due anni erano ancora in essere. Con tanta umiltà, voglia ed entusiasmo mi sono calato nella parte e in questi sei mesi è stata fatta una grandissima mole di lavoro. Sto operando secondo la filosofia e il credo che la società mi aveva imposto nel provare a sistemare qualcosa che non aveva funzionato”.
IL MERCATO E IL CLOSING – “Le criticità a gennaio sono state dettate dall’eventuale cambio di proprietà che ancora non è avvenuto. Le difficoltà incontrate a gennaio sono state importanti, lo sanno anche i muri, un eventuale cambio di proprietà crea scompensi che si ripercuotono sul mercato”.
LA SCONFITTA DI SASSUOLO – “Dovevo far capire ai ragazzi che si stava facendo una prestazione penosa e che bisognava tirare fuori gli attributi. Non vedevo la squadra che appena cinque giorni prima aveva messo sotto la Lazio. Poi è entrato il mister che ha fatto un discorso tecnico-tattico, io mi sono messo da parte e ho ascoltato la ramanzina del mister. Io gravito sempre negli spogliatoi, trovo legittimo fare sentire la voce della società che in quel momento rappresento, ho il diritto di dire quello che penso. Non siamo anni luce distanti dalla Champions, siamo a tre punti dal quarto posto e ora ci aspetta una finale. Dobbiamo fare una partita importante e sono convinto che usciremo da questo periodo anche più forti”.
