Rugani emblema dei problemi del nostro calcio: attento Allegri, non sprecare un talento

Il tecnico bianconero non manderà in campo Rugani neanche contro il Frosinone: la gestione del giovane difensore è quantomeno discutibile

Dopo una stagione meravigliosa disputata con la maglia dell’Empoli, Daniele Rugani è tornato alla base, alla Juve, pronto per misurarsi in quei palcoscenici più prestigiosi che ha ampiamente dimostrato di meritare, grazie a una continuità fuori dal comune e a un’efficacia da vero campione. Lo dimostra da un lato il fatto che non abbia perso neppure un minuto dello scorso campionato e che non abbia rimediato neppure un cartellino giallo. Se un difensore centrale riesce a fare il suo mestiere senza essere falloso, è evidente che siamo di fronte a un

materiale che, se ben lavorato, può diventare estremamente prezioso.

La Juve, dicevamo. Campione d’Italia e vice-campione d’Europa: è chiaro che il salto dalla piccola e tranquilla realtà toscana al club più scudettato d’Italia non sia da tutti, ma Rugani aveva (e ha) tutte le credenziali per ritagliarsi il suo spazio, pur consapevole di avere davanti a sé due colonne portanti come Bonucci e Chiellini. Sì, loro, giustamente, sono titolari, ma il problema è relativo, visto che con 3 competizioni da disputare, un po’ di turn-over sarà a dir poco necessario. Queste, erano le premesse dell’avventura di Rugani in bianconero.

Purtroppo, dopo 4 giornate di campionato, lo sviluppo degli eventi non sembra aver seguito il percorso che la logica (e, forse, il buon senso e la lungimiranza) avrebbe suggerito. Rugani, infatti, 21 anni, non ha ancora avuto nessuna chance di mettersi in mostra, né in campionato, né tanto meno in Champions League. E neanche in occasione della 5^ giornata, il turno infrasettimanale casalingo contro un Frosinone che di certo non è irresistibile (non ce ne vogliano i tifosi ciociari…), Allegri è intenzionato a mandare in campo il giovane centrale. Non è pronto? Non è ancora inserito pienamente negli schemi difensivi della squadra? Non può essere “bruciato” in un inizio di stagione piuttosto travagliato? Sono motivazioni che ci possono stare, ma di certo, alla lunga, rischiano di incidere negativamente sul morale di un ragazzo pronto per sfondare e che invece adesso si ritrova a essere ridimensionato, probabilmente senza meritarlo.

“Perdere” Rugani significherebbe sprecare l’ennesimo talento italiano, in un momento in cui il nostro calcio sta vivendo una crisi tecnica drammatica. Il difensore ex Empoli rappresenta una speranza per il futuro e relegarlo ai margini è un peccato ai limiti dell’imperdonabile. Tra l’altro, dov’è scritto che anche una grande squadra non possa dare fiducia a un giovane? Facciamo un esempio molto banale, che può servire anche da conclusione di questo ragionamento: Alessandro Nesta, insieme con Fabio Cannavaro probabilmente l’ultimo top player italiano nel ruolo di centrale difensivo, all’età di Rugani giocava già titolare nella Lazio di Sven Goran Eriksson, in squadra con gente del calibro di Marchegiani, Almeyda, Nedved, Boksic, Casiraghi e Mancini. Il tecnico svedese notò subito le qualità di Nesta, e non ebbe problemi a lanciarlo titolare. I risultati successivi a questa fiducia concessa sono sotto gli occhi di tutti. Sarebbe il caso di mettere da parte questa eccessiva prudenza, tutta italiana, e dare fiducia ai ragazzi che realmente la meritano. Rugani è uno di questi.