Il 7° posto e la qualificazione (sub judice) in Europa League è certamente un buon piazzamento, nonché un ottimo punto di partenza per la nuova Sampdoria targata Massimo Ferrero. Ogni risultato eclatante, tuttavia, presenta il rovescio della medaglia, ovvero la responsabilità di darne un seguito, dimostrando così che non si sia trattato di un semplice fuoco di paglia consentito dalla magnanimità della dea bendata. Per
far ciò, esiste soltanto una strada, che porta il nome di “programmazione“.
In casa Samp, questa sembra latitare pericolosamente, a prescindere dall’addio di Sinisa Mihajlovic. Per avere la cifra di quanto appena esposto, basti pensare che l’attacco blucerchiato si appresta a subire il terzo smantellamento in 6 mesi. Se l’attacco non è prolifico, è comprensibile intervenire massicciamente, ma in questo caso sembra che si tratti di operazioni dettate più dal clamore, che non da reali esigenze
tecniche. Il tridente protagonista del girone d’andata era tra i più completi e ben assortiti del campionato: la classe di Eder, il sinistro micidiale di Gabbiadini e la fisicità impressionante di Okaka si mescolavano in maniera quasi perfetta. A gennaio, l’addio di Gabbiadini poteva essere gestito reperendo sul mercato un giocatore con caratteristiche analoghe, e invece Ferrero ha preferito il colpo a sensazione, portando a Genova Eto’o e Muriel. Risultato? L’attacco, in generale, non ha fatto male, ma non meglio del primo tridente, e Stefano Okaka ha progressivamente perso spazio, al punto che adesso sembra scontato il suo addio, visti i contatti serrati con il Saint-Etienne.
Allo stesso modo, non sono per nulla salde le posizioni di Eder, richiesto da diversi club, e di Eto’o, che deve ancora decidere se restare o meno. Inoltre, Bergessio, una riserva di lusso che in pochi possono effettivamente permettersi, ha già annunciato l’addio. L’unica certezza, allo stato attuale delle cose dovrebbe essere rappresentata da Luis Muriel, un solo giocatore, dunque, attorno al quale ricostruire un intero
reparto. Potrebbe tornare Cassano, ma ovviamente non basterà. Per il ds Osti ci sarà tanto lavoro da fare. Una fatica di cui si poteva tranquillamente fare a meno se, a suo tempo, alcune situazioni fossero state valutate in maniera più razionale.