Premessa. La nostra intenzione non è quella di sminuire affatto Cristiano Ronaldo, anzi. Arrivato in Italia e accolto da tutti con grande entusiasmo, si è da subito ambientato in un campionato in cui mai aveva giocato. Gol e scudetto alla prima in Serie A, timbro importante sulla Champions bianconera nonostante il fallimento dell’uscita ai quarti.
Il bilancio di CR7 dopo un anno e mezzo in bianconero

Ronaldo c’è, come i veri campioni dimostrano. E dopo un anno e mezzo si può anche tracciare un bilancio corposo. In queste pagine, qualche settimana fa, sottolineammo come i suoi numeri alla Vecchia Signora fossero stati sì esaltanti, ma non “sopra la media”. Importanti, sicuramente, anzi in alcuni casi determinanti, ma non così schiaccianti da mettere in risalto una superiorità così netta. Numeri che, anche in questa seconda stagione (almeno per ora), stanno confermando quanto sopracitato. Cristiano Ronaldo è diventato “uno dei tanti”. O è stato Sarri a farlo diventare tale?
L’ottimale gestione da parte di Maurizio Sarri
I meriti del nuovo allenatore bianconero, come già scritto in altra pagina, non sono da ascrivere soltanto ai risultati ottenuti finora e alla maniera in cui sono stati conseguiti, ma anche alla gestione di certe situazioni. Tra cui, appunto, quella di Cristiano Ronaldo. Tralasciando tutta una serie di ragioni, tra cui la non perfetta condizione fisica o la mancanza del gol, Maurizio Sarri sta trattando davvero Cristiano Ronaldo come uno qualunque. Problema? Nient’affatto, a nostro avviso. C’è sempre il gruppo alla base delle vittorie di una grande squadra, e a dirlo è la storia di questo sport. Se Ronaldo ha un’autonomia di 50 minuti, deve giocare 50 minuti. Stesso discorso, sia chiaro, vale per Dybala, Higuain o Douglas Costa. Ed è questo il ragionamento dell’ex trainer del Chelsea, come spiegato da lui stesso in conferenza stampa: “Nell’ultimo mese ha avuto un problema al ginocchio, quando si allena ad alta intensità va incontro a qualche problema, non può allenarsi bene, ha difficoltà quando calcia”. Scelta saggia, dunque, corretta. Anzi, le spiegazioni date sono anche troppe.
Ronaldo privilegiato? Chi in passato non ha avuto il coraggio di “osare”…

ALFRE
E’ evidente, lo dimostrano i fatti, che negli ultimi anni Cristiano Ronaldo sia stato sostituito pochissime volte. La sua splendida applicazione negli allenamenti, nonché la smagliante e costante forma fisica, hanno fatto sì che difficilmente gli allenatori facessero a meno di lui. Se poi a questo ci aggiungiamo anche l’apporto che riusciva a dare in campo, non solo in termini di “peso”, ma anche di gol, rinunciare a lui era davvero impossibile. Però, se proprio doveva esser fatto rifiatare, si preferiva lasciarlo in panchina (o addirittura in tribuna) per tutta la gara. Se entrava dall’inizio, non usciva. Mai. Neanche sotto tortura. Imposizione e peso nello spogliatoio? Poco coraggio da parte dell’allenatore? Forse entrambe, sta di fatto che né Zidane al Real né Allegri l’anno scorso pensavano minimamente di toglierlo via dal campo. A differenza di Sarri, che l’ha già fatto un paio di volte…
Giustificare Ronaldo è difficile, pur mettendoci nei suoi panni: comportamento non condivisibile
E così, per CR7, non uscire mai dal campo era diventata quasi un’abitudine, una cosa scontata. Questa l’impressione avuta ieri. Come se lui, che difficilmente viene sostituito, avesse il “diritto” di rimanere in campo. Forse sono state proprio le gestioni passate a “permettergli” di arrogarsi tale diritto. Sta di fatto che, pur provando a metterci nei suoi panni, è difficile poter giustificare il suo comportamento, poco condivisibile. E’ vero che, se Ronaldo è considerato tra i migliori al mondo di sempre, è anche perché la sua voglia di essere il più forte, la sua fame, la ricerca continua di nuovi stimoli, fanno sì che la sua attenzione rimanga sempre altissima. Non per niente, infatti, se stecca o non segna per qualche partita di fila, il suo nervosismo sale alle stelle. Come ieri sera. Ribadiamo, però, che tutto ciò non è giustificabile. Non è giustificabile per chi, da professionista, deve essere da esempio al gruppo e supportarlo. Passi la reazione a caldo e l’uscita dal campo, ma non quella anticipata dallo stadio. Non è un bel segnale nei confronti dell’autorità di un allenatore, non è un segnale nei confronti dei compagni. E adesso, la società, che farà? Lo diremo in altra pagina.