“Tutto fumo e niente arrosto“. “Gli eterni perdenti“. “Bel gioco, sì, ma non vincono nulla“. “Rischiano di diventare tra coloro che giocano meglio ma non portano a casa trofei“. Erano più o meno questi, in ordine sparso, i pensieri di tanti in merito a Maurizio Sarri e Jurgen Klopp, appunto freschi vincitori delle due competizioni europee rispettivamente con Chelsea e Liverpool.
Freschi vincitori e freschi ‘ri’ vincitori. Sì, perché la loro non è una vittoria qualunque, ma una vera e propria rivincita contro tutti coloro che li hanno definiti “perdenti”. Facile parlare col sennò del poi, esaltandoli adesso dopo aver vinto, ma era più difficile prima definirli allenatori inconcludenti. Perdente, nell’accezione popolare (ma anche calcistica), è colui che perde, che esce sconfitto. Tutto corretto. Ma definire perdente chi con pochi mezzi arriva ad un passo da un gran traguardo è un tantino esagerato. Rivoluzionare nella mentalità una squadra sulla carta non favorita è già molto, farla esprimere al meglio sfiorando la vittoria è un qualcosa di veramente difficile. Se poi ci si riesce con due squadre diverse, siamo davanti a due maestri.
Due maestri, Sarri e Klopp. Perché se vinci due scudetti di fila non di certo casualmente e arrivi per due volte in finale di Champions perdendo per episodi a sfavore, non puoi essere definito perdente. Perché se rivolti come un calzino una compagine nell’atteggiamento e la porti vicinissima allo scudetto, contro una Juve schiacciasassi che domina da anni in Italia, non puoi essere definito perdente. Inutili altre spiegazioni, ora c’è anche la riprova: Sarri e Klopp sul tetto d’Europa. Meritatamente. E’ la loro rivincita, la rivincita dei “perdenti” (?)