Alzi la mano chi ci avrebbe scommesso, alzi la mano chi ci avrebbe sperato, alzi la mano chi ci ha creduto: già, l’uomo copertina di questo primo scorcio di stagione del Milan è, più di chiunque altro, Keisuke Honda. Proprio lui, il giapponese arrivato lo scorso gennaio, da svincolato, con un contratto da superstar assoluta. Da potenziale fenomeno, però, Honda si è presto trasformato in copia sbiaditissima del calciatore ammirato, anche nei palcoscenici europei, con la maglia del Cska Mosca: appena 16 presenze, condite da 2 reti, nel suo primo semestre in rossonero. Al punto che, nelle probabili formazioni di questa estate, nel Milan di Inzaghi il nome di Honda non compariva quasi mai. Colui che nel suo Giappone è ben più che un calciatore, piuttosto una vera e proprio pop star, in Serie A era considerato un soprammobile e nulla più. Poi è arrivato Pippo Inzaghi, Honda ha concluso il suo periodo di ambientamento a Milano ed eccolo tornare il calciatore che tutti credevamo di vedere sin dall’inizio all’opera: per lui ben 6 goal in 7 partite di campionato, ed il trono di capocannoniere attualmente condiviso con Carlitos Tevez. Niente male per uno che, a fronte di buone offerta, sarebbe stato ceduto volentieri nei mesi scorsi. E niente male per uno che era ormai considerato alla stregua di un soprammobile. Niente male per chi veniva tacciato di blasfemia per avere scelta la casacca numero 10, quella che fu di Rivera, Gullit e Seedorf. Niente male per uno che, di mestiere, tutto è tranne che il centravanti. Niente male per uno cui veniva preferito, lo scorso anno, Valter Birsa. Lo aspettavamo, credevamo fosse un bluff, adesso si è caricato il Milan sulle spalle e sogna di portarlo nell’Europa che conta: con un po’ lentezza sui tempi previsti, che non dovrebbe addirsi a chi di cognome fa Honda, diciamo benvenuto all’uomo del Sol Levante.
Scusate il ritardo: Milan, finalmente Honda c’è