Serie A: Top e Flop 22^ giornata

– Top

Giorgio Chiellini: La partita del difensore toscano, ieri, ha rasentato la perfezione: straordinario in fase difensiva, dove nulla ha concesso agli avversari nerazzurri, ha poi segnato il goal del raddoppio con un insospettabile tiro di destro. Nella vittoria della Juve contro l’Inter il suo zampino è ben visibile.

German Denis: Un calciatore sempre poco reclamizzato. Eppure, da quando è andato a Bergamo, segna con una continuità impressionante, distinguendosi anche per spirito di sacrificio. Ieri una doppietta contro il Napoli, sua ex squadra, grazie alla quale è arrivato a quota 9 goal stagionali, con appena un rigore all’attivo. Stupendi gli abbracci al figlio, dopo entrambi i goal segnati: applausi al ‘Tanque’, per tutto.

Keita Baldè Diao: Ripetiamo quanto già scritto altre volte in queste pagine: al contrario di quel che si dice da tempo, il fenomeno tra Perea e Keita è quest’ultimo. Del resto, da un ragazzino cresciuto nel vivaio del Barcellona ci si aspettano grandi cose, ed il senegalese classe 1995 sembra aver tutto per conquistarsi un posto nel calcio che conta. Il goal segnato ieri al Chievo è la ciliegina sulla torta di una stagione sin qui vissuta in continua escalation. Brava la Lazio ad aggiudicarselo nell’estate del 2011.

Innocent Emeghara: L’attaccante nigeriano era sin qui stato l’emblema di una stagione, per il Livorno, da dimenticare. Ieri l’improvvisa resurrezione, forse agevolata da un disastrato Catania, testimoniata da una prestazione monstre e da una doppietta da bomber consumato. In attesa di prove più probanti, le speranze di salvezza dei toscani si attaccano, soprattutto, a lui.

Ciro Immobile: Undicesimo goal in campionato del centravanti napoletano che, in coppia con Cerci, sta facendo cose lodevoli. La rete segnata sabato sera contro il Milan è roba da stropicciarsi gli occhi: buona progressione, finta con la quale ha mandato a casa Bonera e goal realizzato da implacabile bomber. Applausi.

– Flop

Alberto Frison: Non di rado capita che questo portiere, peraltro potenzialmente bravo, si renda protagonista di una papera. Delle volte gli errori passano sotto traccia, altre, come ieri, risultano letali per il suo Catania: in due dei tre goal segnati dal Livorno ha delle responsabilità più che evidenti. Eppure ad Andujar è stato concesso il benservito. Non che l’argentino sia questo fenomeno ma, in generale, sembrava meritare maggior fiducia rispetto a Frison.

Napoli: Indicare un solo responsabile per la disfatta contro l’Atalanta sarebbe stata impresa ardua. Ecco perché abbiamo scelto di segnalare il nome di tutto il Napoli. E per tutto ci riferiamo in primis a Rafa Benitez, autore di scelte scellerate in fase di formazione. Eppure anche i vari Reina, Inler, Dzemaili e Fernandez, protagonisti di errori pazzeschi, hanno svolto un ruolo clamoroso, dando il via libera ai goal degli avversari. Insomma, un disastro su tutti i fronti.

Inter: ‘Vedi sopra’, verrebbe da dire. Perché l’Inter vista in campo contro la Juventus ha dato l’impressione di una squadra debole, sempre in balia del furore agonistico avversario. Non è che i nerazzurri non si siano dati da fare, ed è proprio questa la cosa che preoccupa di più: pur mettendoci l’impegno, il risultato è stato da censura. Responsabili i calciatori (tutti, nessuno escluso) ma anche quel Walter Mazzarri che, sin qui, ha parecchio deluso. Urge rimediare, l’impresa non sarà facile.

Bologna: Il mercato di gennaio un tempo lo si chiamava ‘di riparazione’, in quanto le varie società intervenivano per apportare dei correttivi laddove fosse stato necessario. Ed al Bologna, in quanto a correttivi, di lavoro da fare ce ne sarebbe stato parecchio. Ed invece è stato fatto molto poco, con innesti che difficilmente avranno un ruolo decisivo da qui al prosieguo della stagione. C’è una salvezza da conquistare, ma di questo passo sarà molto difficile.

Keisuke Honda e Robinho: Da quando in panchina è arrivato Clarence Seedorf, al Milan si è visto qualche lieve miglioramento. La squadra rossonera, quantomeno, appare combattiva e motivata. Contro il Torino, però, ci sono stati due calciatori che hanno confermato di trovarsi poco a proprio agio nel disegno tattico dell’olandese: parliamo di Honda e Robinho. Il primo forse ha bisogno di tempo per ambientarsi in una realtà difficile quale la Serie A, apparendo roppo lento e prevedibile, a dispetta di una buona tecnica di base. Un’altra chance, però, gli va concessa. Robinho, invece, continua ad essere irritante, a ciondolare in campo alla costante ricerca di una giocata che, puntualmente, si rivela fine a sé stessa. Per quanto dovremo vederlo ancora sul terreno di gioco?