“Io al Milan? Non potrei, sono fatto così, ho troppo rispetto per le mie ex squadre. Non potrei mai allenare il Palermo, il Genoa etc. Magari queste parole mi si ritorceranno contro, ma io sono così”. Pronostico azzeccato, Sinisa. Perché ieri, varcati i cancelli di Villa San Martino ad Arcore in compagnia di Adriano Galliani, il popolo del web ha subito intuito quale sarebbe stata la mossa successiva (la panchina del Milan) e le reazioni sono state tutt’altro che benevole.
Rabbia, delusione e amarezza: “Perché quell’interista sulla nostra panchina non lo vogliamo”, “Tu non eri quello che al Milan non avresti mai allenato? E adesso come la mettiamo?”. Solo alcuni (tra i più soft) messaggi del popolo rossonero, scosso dall’ormai imminente annuncio. Ma Mihajlovic (e il Milan) corre dritto lungo la strada, impassibile a critiche e contestazioni.
Rewind, nastro riavvolto di una stagione. Da Milano a Torino, filo conduttore? I fischi e i mugugni che hanno accolto Allegri al suo arrivo a Vinovo. Contestato in ogni modo e forma, lui “milanista nel dna che viene a sostituire il nostro Antonio”. Come cambia il mondo, nemmeno un anno dopo. E pesare che prima di puntare dritti su Allegri la Juventus aveva contatto proprio Mihajlovic, destino che ritorna. Storie di calcio, sentimenti viscerali di tifosi innamorati. Pronti a cambiare idea, perché alla fine conta solo il campo. Da Torino a Milano, non fa differenza.
