Speciale Serie A 2014/2015: la flop 11

Da Rafael ad Iturbe, passando per Lodi, ecco la flop 11 2014/2015

Nello stilare il flop 11 della Serie A 2014/2015 abbiamo tenuto conto dei calciatori scesi in campo con una certa regolarità, tralasciando chi è stato utilizzato, per vari motivi, con il contagocce. Tanti gli elementi che avrebbero meritato una nomination anche in questa formazione: si pensi a Ranocchia, Britos, Jorginho, Longo e Rolando Bianchi. Abbiamo però deciso di puntare su chi aveva sulle sue spalle grosse aspettative o comunque responsabilità importanti, deludendo però oltremodo.

Rafael Cabral (Napoli): partito titolare dopo la scorsa annata di apprendistato alle spalle di Reina, ha subito fatto capire di rappresentare lo stereotipo del portiere brasiliano, capace di alternare grandi prodezze a topiche clamorose. Alla lunga, però, hanno prevalso queste ultime, al punto che ha perso il posto il favore di Andujar, un altro interprete del ruolo che non ha mai brillato per continuità. Poca costanza, spalle forse non abbastanza larghe.

Mattia De Sciglio (Milan): Che fine ha fatto quello straordinario ragazzino che, più di quattro anni orsono, Allegri lanciò nella mischia senza timore, venendo ripagato da prestazioni che fecero gridare i più incauti al ‘nuovo Maldini’? Certo è che l’allora diciannovenne Mattia aveva davvero mostrato doti straordinarie. Poi ha iniziato a perdersi per strada, probabilmente non per colpe solo sue. La stagione tribolata del Milan ha contribuito a dargli il colpo di grazia, con l’espulsione da record dopo 43 secondi, contro il Napoli, emblema di ciò. Ha tutta una vita per rifarsi.

Adil Rami (Milan): Arrivò in rossonero nel gennaio 2014, risultando uno dei meno peggio della scorsa stagione, dove aveva fatto intravedere importanti doti atletiche per un difensore centrale. Quest’anno è stato al centro della continua rotazione scelta da Inzaghi, che in quel ruolo ha fatto girare, più volte, i titolari. Il francese ha spesso deluso, distinguendosi per le parole di troppe espresse fuori dal campo, neanche fosse Nesta. Da cedere, assolutamente.

Juan Jesus (Inter): Da anni gioca con regolarità da titolare nella difesa nerazzurra e, sinceramente, non se ne capisce il perchè. Difensore dalle potenzialità neppure eclatanti, non è mai cresciuto ed anzi, anno dopo anno, ha reso sempre peggio. Questa è la sua peggior stagione, con una serie di defaillances davvero sconcertanti che ha sulla coscienza, anche a causa del compagno di reparto, Ranocchia, pure lui autore di un campionato orribile. Anche il capitano nerazzurro avrebbe meritato di finire in questa selezione, abbiamo optato per il brasiliano perché spesso è stato ‘salvato’ da parte della stampa, a differenza di Ranocchia: semplicemente un miracolato.

Ashley Cole (Roma): Il suo arrivo nella Capitale aveva creato due fazioni: da un lato gli entusiasti, dall’altro gli scettici. Avevano nettamente ragione questi ultimi, dato che l’inglese ha dato ampia dimostrazione di essere ben oltre che sul viale del tramonto. Lento, impacciato, tatticamente sconcertante: nulla di più lontano da quello che, qualche anno fa, era il miglior terzino sinistro d’Europa. In netto ed irreversibile declino, diversamente Mourinho non lo avrebbe lasciato andare a costo zero.

Sulley Muntari (Milan): Dopo una serie di prestazioni tutt’altro che esaltanti, ha avuto il coraggio di tirarsi fuori dai giochi, abbandonando la maglia rossonera nel momento più difficile, proprio come un professionista non dovrebbe fare. Imperdonabile per chi ha anche indossato, seppure sporadicamente, la fascia di capitano di uno dei più gloriosi club del mondo. Se ne andrà a fine stagione, un anno prima della scadenza del contratto, senza lasciare rimpianto alcuno.

Francesco Lodi (Parma): Niente da fare, ha cercato di rilanciarsi dopo la brutta stagione passata, ma è incappato in un’annata persino peggiore. Dopo flop al Genoa ed i sei mesi in prestito nella (calcisticamente) sua Catania, ha scelto Parma dove ha giocato davvero male, al punto da finire in panchina, scalzato da ragazzi dal nome meno illustre ma dal rendimento superiore. E’ forse tra coloro i quali hanno risentito maggiormente della crisi societaria degli emiliani.

Gary Medel (Inter): Col suo arrivo in nerazzurro si erano sprecati paragoni illustri: qualcuno ha osato paragonarlo nientemeno che a Davids guardando al recente passato, altri lo hanno accostato al connazionale Vidal. Blasfemie in salsa calcistica, visto che il centrocampista cileno non ha mai entusiasmato, tutt’altro… Chiamato per fare il mastino di centrocampo, si è ritrovato a volte addirittura a giocare da regista, con conseguenze evidenti per chi, come lui, non ha certo piedi buoni. Contributo per nulla trascendentale, poco entusiasmante anche in fase di interdizione.

Lucas Podolski (Inter): I nerazzurri lo hanno preso a gennaio nel tentativo di affiancare ad Icardi un partner di alto livello, visto l’appannamento di Palacio. Altro che l’argentino, il giocatore venuto dall’Arsenal è parso più che altro un ex, eccezion fatta che per il gran goal siglato contro l’Udinese. Non a caso, dopo qualche chance, Mancini lo ha accantonato, arrendendosi all’evidenza dei fatti. Del resto, se i ‘gunners’ hanno deciso di sbolognarlo un motivo doveva pur esserci.

Seydou Doumbia (Roma): A gennaio Garcia chiese la cessione di Destro, un centravanti che non lo soddisfaceva e che non si addiceva al suo gioco ma che, per dovere di cronaca, in giallorosso aveva segnato 5 in goal in 16 partite del campionato appena chiuso. Al suo posto è stato preso l’ivoriano Doumbia dal Cska Mosca, per 15 milioni di euro. Non uno qualunque, a dirla tutta, visto che il centravanti africano, con la maglia del club russo, ha segnato parecchie volte, anche in Champions League. Nella Capitale, però, ha toppato di brutto, rischiando di passare alla storia come uno dei peggiori flop: due sole realizzazioni, tante contestazioni ed il video del riscaldamento svogliato contro l’Inter.

Juan Manuel Iturbe (Roma): Sabatini lo strappò alla Juve, la scorsa estate, versando quasi 25 milioni di euro nelle casse del Verona. Allora il ds giallorosso fu ritenuto il re del mercato per il colpo messo a segno, dopo parecchi mesi è diventato bersaglio di critica feroce, quasi quanto lo stesso argentino, che mai ha giustificato l’enorme cifra spesa dai giallorossi per averlo. Non ha mai convinto, si è fatto male in più di un’occasione e di goal ne ha fatto solo uno. Il fenomeno visto in azione con la maglia dell’Hellas ha lasciato spazio ad una copia sbiadita e di dubbia qualità, il goal nel derby non può valere una stagione. Potrà rialzarsi molto presto.