E’ stato un campionato, quello appena concluso, che ha visto l’esplosione di alcuni giovani e la consacrazione di altri. Rispetto al passato la tendenza a fidarsi dei meno esperti è aumentata, seppure di poco, al punto che abbiamo potuto ammirare davvero tanti ragazzi poter dare spettacolo sui campo della Serie A 2014/2015. Qui abbiamo stilato la top 11 degli Under 23, con riferimento a chi, allo stato attuale delle cose, non ha ancora compiuto i 24 anni. Rimasti fuori tanti elementi di assoluto valore, che avrebbero meritato una nomination: su tutti Gabbiadini, ma anche Barba, De Vrij, Vecino, Defrel e Niang. Esclusi, ovviamente, coloro i quali sono stati inseriti nella top 11 assoluta, vedi Pogba e Dybala.
Mattia Perin (Genoa): Terza stagione da titolare in Serie A per il giovane portiere, capace di innalzare ulteriormente il rendimento rispetto al passato. Nonostante l’età, Perin si è confermato estremo difensore di sicuro affidamento, lasciando un segno profondo nella straordinaria annata del Genoa. Ancora commette qualche errore di troppo ma glielo si può concedere. Il vice Buffon nella Nazionale è lui, probabilmente non arriverà ai suoi livelli ma, senza dubbio, siamo di fronte ad un ragazzo dalle qualità enormi.
Sime Vrsaljko (Sassuolo): Nonostante la sua stagione sia stata caratterizzata da numerosi infortuni, il croato ha confermato quanto di buono fatto vedere un anno fa con la maglia del Genoa. In neroverde Vrsaljko ha migliorato ulteriormente le sue attitudini difensive, mentre non c’erano dubbi sulle sua caratteristiche al momento di proporsi in avanti. Abile sia nella difesa a quattro che nel centrocampo a cinque, non è difficile pronosticargli un futuro in una big del nostro calcio, da tempo si parla per lui di Juve ed Inter. Peccato solo per le troppe partite saltate a causa dei continui malanni.
Daniele Rugani (Empoli): Senza dubbio il paragone con Scirea è un tantino azzardato, dato che parliamo di un monumento del calcio mondiale, unico esempio di difensore centrale mai espulso. E tuttavia il ragazzino che ha guidato quest’anno la difesa dell’Empoli non è stato da meno dal punto di vista disciplinare, brillando anche in personalità e qualità delle sue giocate. Capace tanto di interrompere un’azione difensiva quanto di far ripartire elegantemente il gioco, Rugani è senza dubbio uno dei migliori interpreti del ruolo nel campionato, bravo anche in fase offensiva. La Juve lo sa e, in quanto proprietaria del cartellino, studia di riportarlo alla base. Ha un futuro pazzesco davanti a sé, ringrazia anche la nazionale azzurra.
Alessio Romagnoli (Sampdoria): Anche lui, come il giovane collega, ha disputato una stagione sopra le righe, distinguendosi per qualità delle sue giocate, in particolare nel colpo di testa. Qualità, quest’ultima, che dovrà imparare a sfruttare meglio quando i goal è ora di segnarli, anziché di evitarli. Arrivato in sordina dalla Roma, ovviamente in prestito, Mihajlovic gli ha subito consegnato le chiavi della difesa, arrivando a mettere in panchina anche un’istituzione come capitan Gastaldello, poi ceduto. Il suo futuro è già scritto: tornerà alla Roma e, probabilmente, Garcia o chi per lui gli darà una maglia da titolare. Facile immaginare che avrà una lunga carriera anche in Nazionale.
Davide Zappacosta (Atalanta): All’esordio in Serie A, è parso sin da subito un veterano. Schierato indifferentemente sia sull’out destro che sul quello mancino, a difesa come a centrocampo, gli mancava solo di giocare in attacco. Detto, fatto: Reja, arrivato sulla panchina nerazzurro al posto di Colantuono, lo ha inserito anche sulla linea dei trequartisti, venendo ripagato con partite di ottimo livello. Come ottima è stata tutta la sua stagione, durante la quale Zappacosta ha fatto talmente bene da attirare le attenzioni di alcune grandi del calcio italiano. In comproprietà con l’Avellino, tra qualche settimane probabilmente andrà via: lo aspettano Roma o Juventus.
Riccardo Saponara (Milan): Uno degli ‘argomenti’ che hanno portato maggiori critiche a Pippo Inzaghi: giunto in rossonero dopo tre anni all’Empoli, non gli è mai stata data possibilità di mettersi in mostra, al punto da racimolare appena 7 presenze, perlopiù spezzoni. Da lì l’inevitabile decisione di andare via a gennaio, in prestito: quando sembrava tutto fatto con il Parma, si è rifatto sotto proprio l’Empoli, dove Sarri lo ha nominato titolare indiscusso, venendo ripagato con un contributo da primo della classe. Per Saponara, in pochi mesi, undici partite, sette goal segnati e tre assist, al punto da toccare le vette di rendimento dei centrocampisti. I rossoneri, in condizione disastrata, hanno il dovere di riportarlo nuovamente a casa e dargli fiducia, per capire se la sua dimensione è quella della provincia o se è pronto per calcare palcoscenici come quelli di San Siro.
Godfred Donsah (Cagliari): Una misera presenza la scorsa stagione al Verona, poi è arrivato il Cagliari dove, pian piano, ha saputo guadagnarsi un ruolo da protagonista. Qualche presenza con Zeman, poi l’esplosione con Zola, prima del ritorno in panchina del boemo. A neppure vent’anni ha già fatto capire di che pasta è fatto: lunghe leve, è un mediano di quantità dotato anche di buoni piedi. Deve perfezionare i suoi inserimenti nell’area di rigore avversaria ma siamo di fronte ad un ragazzo dall’avvenire assicurato. Una delle pochissime note positive dell’orribile annata dei sardi.
Josè Mauri (Parma): Nel grigiore generale che ha segnato il campionato degli emiliani, è riuscito ad emergere questo giovane centrocampista, dai piedi gentili e dal tiro mortifero. Nato in Argentina ma naturalizzato italiano, al punto da avere già esordito nell’Under 18 azzurra, Mauri ha scalzato calciatori molto più quotati di lui, con in testa Lodi, salendo sempre più di rendimento. Tra qualche settimana cambierà inevitabilmente squadra, dopo le 31 presenze condite da 3 goal di questo campionato lo aspetta un’altra società: probabile sia il Milan, intenzione a puntare su di lui per ripartire (quasi) da zero.
Domenico Berardi (Sassuolo): Il piccolo vizio della discontinuità non l’ha abbandonato neppure quest’anno, seppure in maniera meno forte che in passato. Un vizio piccolo ma che va assolutamente eliminato, per evitare che diventi un limite talmente grande da impedirgli di far parte della schiera dei campioni. Nonostante questo è stato il migliore del Sassuolo, ancora una volta, che ha trascinato ad una tranquillissima salvezza con i 15 goal segnati, 6 dei quali dal dischetto, cui vanno aggiunti i 5 assist. Di proprietà della Juve, prima di andare in bianconero ha forse bisogno di un’ulteriore stagione in neroverde, non gli farebbe affatto male.
Mauro Icardi (Inter): In lotta sino alla fine per il titolo di capocannoniere del campionato, che si aggiudica con 22 reti in coabitazione con Toni, l’argentino ha mostrato per l’ennesima volta quanto letale sappia essere in area di rigore: il suo killer instinct è quello dei grandi centravanti, nulla di nuovo peraltro. Icardi ha un solo limite, per adesso: partecipa poco al gioco della squadra, difficilmente lo si vede aiutare i compagni, si limita spesso ad aspettare che gli arrivi il pallone giusto. E’ solo questo che gli manca perché si possa parlare di attaccante di fama mondiale. Il talento è indiscutibile, l’anima del bomber ce l’ha innata. Senza di lui l’Inter sarebbe a ridosso della zona retrocessione.
Alvaro Morata (Juventus): Arrivato tra mille scetticismi, al punto che molti si chiedevano per quale motivo la Juve avesse deciso di sacrificare Immobile per un ragazzo che, al Real Madrid, aveva fatto ben poco oltre la panchina. Peraltro alla non modica cifra di 18 milioni di euro, mica noccioline. Adesso che la stagione si avvia alla conclusione, la domanda che si fanno i più è un’altra: perché la Juve ha concesso alle ‘merengues’ la clausola di ‘recompra’? Già, perché Morata, dopo l’iniziale periodo di ambientamento, complicato dall’infortunio al ginocchio subito pochi giorni dopo il ritiro estivo, ha presto scippato il connazionale Llorente del posto da titolare al fianco di Tevez, esibendo un’accelerazione palla al piede non comune. Segna goal sia facili che difficili, gli manca ancora qualcosa per fare il definitivo salto di qualità.