“San Siro ha segnato la storia non solo calcistica ma anche urbanistica di Milano“. Fausto Bertinotti, ex presidente della Camera e tifoso rossonero, non nasconde all’Adnkronos il dispiacere per il rischio di non vedere più giocare il suo Milan alla ‘Scala’ del calcio.
“Mi sono seduto su quelli spalti che ero ancora ragazzino, a vedere il calcio di un’altra epoca, quando ancora lo stadio aveva solo il primo ordine di gradinate. I nomi di quei calciatori, – continua Bertinotti -, forse sfuggono alla memoria dei tifosi attuali, ma non è solo una questione di nostalgia“. C’è un aspetto che riguarda proprio la struttura urbanistica della città, spiega Bertinotti, “in cui San Siro dovrebbe essere ripensato ma in termini appunto di conservazione e di arricchimento“.
L’ex presidente della Camera ricorda: “Per noi ragazzi di periferia l’ingresso ai due luoghi dello sport milanese, cioè il Vigorelli per il ciclismo e San Siro per il calcio, ha segnato l’infanzia: era un accesso a un tempio, quindi anche un’idea di promozione per chi vi accedeva“. Il Milan, dice Bertinotti, “era la squadra dei ‘casciavit’, dei cacciavite per dirlo in milanese: cioè dei lavoratori con il proprio arnese principale, il cacciavite. L’Inter era la squadra dei bauscia, dei borghesi“. C’è sempre un elemento del gioco, spiega l’ex presidente della Camera, che trascende la realtà concreta: “Però c’è un timbro che i tifosi rivendicano per la propria parte“.
Pasolini parlava del calcio come ultima manifestazione sacra del nostro tempo. “Una connotazione -spiega Bertinotti – che si è andata perdendo del tutto. Anche in questo caso il mercato ha divorato il sacro“. Il Milan lo accomuna al Cavaliere?: “No, al trio svedese” (ndr. Gunnar Gren, Gunnar Nordahl e Nils Liedholm nel Milan negli anni cinquanta), ironizza Bertinotti riferendosi a Silvio Berlusconi e alla comune fede calcistica. “Battute a parte – continua – il calcio resta il calcio mentre il padrone resta il padrone: non è perché uno tifa la Juventus, è favorevole alla Fiat“. Ma Berlusconi qualche battuta gliela avrà fatta? Bertinotti sorride: “Sul terreno dello scherzo, naturalmente“.