Tanti auguri a…Beppe Bergomi, dall’origine del soprannome “lo zio” alla possibile avventura con il Milan

Compie 56 anni Giuseppe "Beppe" Bergomi. L'ex difensore dell'Inter e della Nazionale è oggi un apprezzato commentatore tecnico

Una vita all’Inter, un’altra da commentatore per Sky accanto a Fabio Caressa. Stiamo parlando, ovviamente di Beppe Bergomi. Per l’ex difensore sono 56 anni. Le sue presenze con la maglia dell’Inter sono 757, condite da 28 reti. Iniziò la sua avventura nerazzurra nel 1979 e praticamente non l’ha mai conclusa. Dopo il ritiro ha scelto la carriera da allenatore. Ha guidato allievi e Berretti. Proficue esperienze con Monza e Atalanta. Ma la sua seconda vita, come dicevamo, è quella da commentatore. Mitiche le sue telecronache delle gare dell’Italia al Mondiale del 2006 e il suo Andiamo a Berlino, Fabio” rivolto a Caressa dopo la vittoria ai supplementari contro la Germania.

Un interista che però avrebbe potuto vestire il…rossonero. E sì perché, come ammesso dallo stesso Bergomi, doveva entrare nelle giovanili del Milan fu scartato in seguito ad alcuni problemi legati a dei reumatismi al sangue. E allora divenne una bandiera dell’Inter e il caso volle che il 6 settembre del 1981, in un Derby di Coppa Italia, segnasse il primo gol. Bergomi è il giocatore con più presenze in Coppa Uefa: 96 incontri disputati complessivamente e tre successi che videro il capitano dell’Inter alzare al cielo il trofeo in ben nel 1991, 1994 e 1998. E’, inoltre, il più giovane calciatore italiano a divenire campione del mondo, nel 1982 e il primo difensore a realizzare una doppietta in Nazionale.

Caratteristici del Bergomi calciatore i baffi. Nell’ambiente per tutti lui era “lo zio”, perché, ai tempi della sua precoce apparizione in prima squadra, il mediano dell’Inter Marini, dopo averlo squadrato disse: “E tu avresti solo diciassette anni? Ma se sembri mio zio…”. Da lì il soprannome che lo accompagna ancora oggi. Un altro curioso aneddoto è legato ai duelli con van Basten. Come ammesso da Bergomi: “Negli anni ’90 San Siro non era un prato all’inglese, c’era molta sabbia e lui sui calci d’angolo poi te la lanciava addosso prima di andare a colpire di testa. A volte veniva Aldo Serena a marcarlo…”. Eppure siamo sicuri che lo “zio” si sia divertito in quei duelli…