Tassotti a 360°: dal Coronavirus all’addio di Boban fino alle scelte sbagliate del Milan

La Gazzetta dello Sport ha intervistato Mauro Tassotti, ex terzino del Milan e attuale vice di Shevchenko sulla panchina dell'Ucraina

L’ex terzino del Milan Mauro Tassotti, oggi vice di Shevchenko sulla panchina dell’Ucraina, ha rilasciato una lunga intervista a ‘La Gazzetta dello Sport’. Si è parlato di Coronavirus e in particolare del rinvio dell’Europeo e della positività di Paolo e Daniel Maldini: “Giocare adesso non si può ed è stato giusto così. La vita di tutti è la cosa fondamentale. L’Ucraina si è qualificata facendo un bellissimo girone e siamo in prima fascia, giocare un anno dopo non è importante. Abbiamo avuto tante manifestazioni di solidarietà. Alcuni in Ucraina ci hanno messo a disposizione le case perché sapevano che Milano era in prima linea e si poteva pensare fosse meglio andare altrove. Io e Andrea Maldera siamo rimasti impressionati. Ho sentito Paolo e l’ho trovato sollevato. Sheva a Londra ormai è chiuso in casa, anche per lui il golf è off limits. Mi ha detto che ha cercato di allenare i figli per tenersi in forma, ma ha smesso subito perché non volevano fare quello che suggeriva”.

Si è passati poi alla ripartenza e al taglio degli stipendi, argomenti caldi in questi giorni: “Non so come ripartirà il calcio, all’inizio sarà una tristezza infinita. Giocare a porte chiuse non ha senso, il calcio senza gente non esiste. Una gara va bene, ma tante mi sembra una forzatura. Capisco gli interessi in ballo, ma non so se sia giusto. Il taglio degli ingaggi credo sia un’opzione fattibile. Però pensiamo anche a chi resta indietro, perché non ci sono solo i ricchi della Serie A. Qualche club in questa situazione potrebbe lasciarci le penne e i calciatori di conseguenza. Bisogna trovare una soluzione per far sì che si continui come e meglio di prima”.

Tassotti ha concluso parlando del Milan e dell’addio di Boban ai rossoneri: “Fatico a comprendere la politica aziendale. Se si vuol ripartire dai giovani bisogna dichiararlo e ammettere che per anni ottenere dei risultati sarà difficile. Può avere un senso, però i giovani vanno aiutati. San Siro non è uno stadio come gli altri e lo dice uno che è arrivato a Milano a vent’anni e prima ha giocato all’Olimpico, altro posto che tanto semplice da affrontare non è. A San Siro se sbagli troppo vengono giù cuscinetti e fischi quando va bene. E’ complicato. In più, questo Milan arriva da anni di grandi successi e grandi frustrazioni. Sinceramente non mi aspettavo l’addio di Boban, credevo che avessero trovato una stabilità, punti di contatto. Con certe problematiche in società, e la proprietà è cambiata troppe volte, fai fatica a lavorare. Non puoi sbagliare un acquisto, per esempio, perché il budget è quello che è. Il Milan dovrebbe prima di tutto tentare di tenersi stretti i giocatori bravi, Donnarumma, Hernandez e altri. Ma se non si può ripartire nemmeno da lì…”.

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