“Quando sono arrivato dal Belgio, vestivo in maniera totalmente diversa dagli italiani, che avevano uno stile loro, straordinario. Io indossavo camicie coloratissime, rosse, con i fiorellini, in pieno stile anni ’90, che sta tornando di moda. Io avevo i capelli lunghi, l’orecchino e a Mazzone dava fastidio. E diceva, tra sé e sé: ‘Ma come è vestito questo? Ma da dove viene?’. Qui c’erano Armani, Versace, tutte le cose che spopolano nel mondo. Ma l’orecchino gli dava ancora più fastidio. ‘Se non togli l’orecchino non ti faccio giocare?“. A parlare così, a calciomercato.com, è l’ex attaccante di Cagliari e Fiorentina Lulù Oliveira, che parla del suo rapporto con Mazzone.
“Il mio italiano – prosegue – era molto scarso e avevo Francescoli, che parlava francese, che mi faceva da interprete. ‘Guarda che il mister ce l’ha con te per come ti vesti, per i capelli, per l’orecchino’ e io gli dicevo che non c’entrava niente questo col calcio, che ero venuto qui per giocare a pallone mica per fare il modello. All’inizio ascoltai il mister, mi tolsi l’orecchino e giocai la più brutta partita mai vista con la maglia del Cagliari. Allora, da lì, mi sono detto ‘non me ne frega niente, io l’orecchino lo uso sempre’. Poi dopo l’ho convinto, quando mi buttava dentro segnavo, quindi non poteva non farmi giocare. Anche con le scarpe lo feci impazzire… Se ho anticipato la moda? A Firenze io mi dipingevo le unghie. Una verde e una no, una viola e una no, anche dei piedi. E feci moda così. Anche a Como, tutto blu, a Bologna e Catania rossoblu, ma nessuno mi disse più niente”.