“Unai, chi?!, Ma dai… Con tanti allenatori italiani, giusto in Spagna dobbiamo andare a guardare?”. Concetto di base che potrebbe anche essere giusto, con una discriminante che in questo caso però fa la differenza, eccome se la fa: il talento, quello puro, non conosce nazionalità. Perché Unai Emery adesso ha convinto proprio tutti, anche l’ultimo dei detrattori.
Ieri la seconda Europa League consecutiva alzata al cielo, bis Siviglia che lascia poco spazio a discussioni. E attira, ancora una volta, le attenzioni su quell’allenatore che il Milan ha provato a prendere lo scorso anno (e chissà che non ci riprovi ancora nel caso di rifiuto da parte di Ancelotti) e che De Laurentiis corteggia nemmeno poi velatamente per il suo Napoli.
43 anni e grinta da guerriero, 4-2-3-1 come religione, intensità e velocità credo calcistico inculcato in maniera quasi maniacale. E risultati in bella mostra, che valgono più di ogni parola. Giacca sempre perfettamente abbinata, sciarpa intorno al collo per quel tocco glamour che non guasta mai: physique du rol per la Serie A. Piacere, Unai Emery. Che l’Italia non rimanga ad osservare.
