“Nino non aver paura di tirare un calcio di rigore, non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore”, cantava De Gregori ne ‘La leva calcistica del ’68’. Tutto vero. Ma vuoi mettere a sbagliare un rigore in una finale di Coppa del Mondo? Puoi anche essere il migliore, ma in tanti si ricorderanno di quell’episodio (Baggio insegna, nonostante la sua carriera parli da sola).
C’è però un’eccezione, che di nome fa Antonio Cabrini. Si gioca la finale di Coppa del Mondo di Spagna 1982, l’Italia è opposta alla Germania. Sullo 0-0 rigore per gli azzurri, si presenta sul dischetto il terzino bianconero che però manda fuori. L’undici di Bearzot, però, vince lo stesso, 3-1, suggellando una serata ed una competizione indimenticabile. Quanti si ricordano, di quella sera, il rigore sbagliato da Cabrini? Pochi. Fidatevi, pochi. Tutto questo preambolo per parlare del protagonista della consueta rubrica di CalcioWeb ‘L’uomo del giorno’: Antonio Cabrini appunto.
Considerato da molti uno dei primi terzini moderni (per intenderci, con spiccate attitudini offensive, di spinta e tecnica), deve questa nomea al (fondamentale) spostamento da ala a terzino quando giocava nelle giovanili della Cremonese. Doti offensive che però non ha perso, essendo un ottimo tirare di punizioni e rigori. Non per niente, con 9 reti in Nazionale è il difensore più prolifico in azzurro.
Ma la sua storia è legata, con i club, principalmente alla Juve. Insieme a Scirea e Gentile, fa parte di una delle difese italiane più forti della storia bianconera e non solo. Passa alla Vecchia Signora nel 1976 dopo l’esordio con la Cremonese (squadra in cui cresce calcisticamente) e il passaggio all’Atalanta. A Torino saranno 13 fantastici anni, conditi da 440 presenze e 52 reti. Con la Juve vincerà tutto, in Italia e in Europa. Chiude la carriera a Bologna.
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