L‘uomo del giorno’ di oggi di CalcioWeb non ha bisogno di molte presentazioni. Il suo nome è Francesco Totti, non so se vi dice qualcosa. L’ottavo Re di Roma compie 43 anni ma forse, chissà, avrebbe preferito festeggiare il suo compleanno facendo ancora parte della squadra che sempre ha amato e onorato.
Non è così, però. Proprio qualche mese fa, infatti, l’ex calciatore ha lasciato il ruolo di dirigente dopo i diverbi avuti con la proprietà e con qualche altra figura dirigenziale. Una conferenza stampa fiume in cui, come suo solito, non le ha di certo mandate a dire. Quel giorno Francesco Totti ha lasciato la società che lo aveva ‘allevato’ sin dall’età di 12 anni. Nel 1989 avvenne infatti il passaggio ai giallorossi, ma la storia avrebbe potuto prendere una piega diversa. Dopo aver calcato i campi da bambino tra Fortitudo, Trastevere e Lodigiani, infatti, è la Lazio a puntare su di lui, raggiungendo un accordo per acquistarlo. Fu il responsabile del settore giovanile della Roma, Gildo Giannini, a convincere i genitori di Totti a cambiare idea. Nacque un diverbio tra i giallorossi, i biancazzurri e la Lodigiani, risolto dall’allora presidente Dino Viola che in cambio del giovane calciatore cedette due suoi giocatori più una somma in denaro di 300 mila lire.
Da lì, inizia la lunghissima storia tra la Roma e Francesco Totti, che esordisce giovanissimo con la prima squadra. Ha appena sedici anni, è il marzo 1993, e l’allora tecnico giallorosso Vujadin Boskov decide di gettarlo nella mischia. Dopo l’esordio da titolare con Mazzone un anno e mezzo dopo, nel settembre 1994 arriva anche il primo gol (saranno 250 in più di 600 presenze) con la maglia della Roma, in una gara contro il Foggia terminata sul punteggio di 1-1. Mazzone sarà per lui un padre, lo aiuterà a superare i primi anni da calciatore professionista facendogli superare ostacoli e ‘rinforzandolo’ anche dal punto di vista psicologico, controllandone anche a volte la vita privata. Con Zeman, invece, il rinforzo per Totti è atletico. Da trequartista e seconda punta passa al ruolo di ala (momentaneo), migliora le sue qualità di corsa e forza fisica e diventa anche capitano. Nel 2001, poi, lo Scudetto con i giallorossi, di cui è protagonista. Segna anche il primo gol nel 3-1 della compagine di Capello nell’ultima giornata contro il Parma, che sancisce il successo tricolore. Qualche mese prima del Mondiale 2006, un brutto infortunio in campionato lo tiene fuori dai campi per un po’ e rischia di fargli saltare la rassegna per nazionali. Ma Lippi lo vuole con lui e, dopo un recupero lampo, Totti parte per la Germania e trascina – pur non al massimo della forma – l’Italia allo storico successo. Segna il rigore al fotofinish contro l’Australia agli ottavi di finale ed entra nella leggendaria azione del 2-0 di Del Piero in semifinale proprio contro i tedeschi. Nel frattempo, Spalletti alla Roma avanza il suo raggio d’azione: Totti diventa una sorta di falso nove, una prima punta atipica in grado non solo di far gol ma anche di aprire gli spazi e fornire assist ai compagni. Diventerà capocannoniere nel 2007 e vincerà anche la Scarpa d’Oro. Dopo qualche altra vittoria in Coppa Italia e Supercoppa, Totti viene messo sempre più ai margini della squadra, giocando – anche per via dell’età e degli infortuni – sempre meno. Appende le scarpette al chiodo nel 2016, dopo una festa d’addio commovente ed emozionante. Qualche anno da dirigente e poi, come detto, un finale triste della storia…
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