Glenn Stromberg: l’ignobile soprannome e quel vergognoso episodio contro il Milan di Baresi

Si rinnova il classico appuntamento con la nostra rubrica "L'uomo del giorno". Protagonista di oggi è Glenn Stromberg, ex capitano dell'Atalanta

Otto stagioni con la maglia dell’Atalanta. Adottato dai tifosi della Dea, lui che veniva dalla Svezia. Compie 60 anni Glenn Peter Stromberg, protagonista della nostra rubrica “L’uomo del giorno”. Una storia d’amore iniziata male. Arrivato a Bergamo nel 1984, dopo aver vinto una Coppa Uefa nel 1982 con il Goteborg ed aver giocato anche nel Benfica, trova Nedo Sonetti, allora tecnico atalantino, che predilige la fase difensiva. Fatica ad ambientarsi. Nel 1987, l’Atalanta retrocede ma, finalista in Coppa Italia contro il Napoli scudettato di Maradona, si ritrova a giocarsi in Europa la Coppa delle Coppe. In panchina arriva Emiliano Mondonico e la carriera di Stromberg cambia.

Il “Mondo” gli dà la fascia da capitano e lo mette al centro del progetto. Una stagione, quelle 1987-88, strepitosa per l’Atalanta: i nerazzurri raggiungono le semifinali di Coppa delle Coppe ed escono dalla competizione solo al cospetto del Mechelen. Inoltre, la Dea centra subito la promozione in Serie A. Diventa un beniamino della tifoseria fino al 1992, anno del ritiro a soli 32 anni. Uno svedese di un metro e novanta arrivato in punta di piedi e che a Bergamo ha messo radici. Stromberg è rimasto a vivere nella città che gli ha dato gli anni migliori da calciatore. Il rapporto con Mondonico fu la salvezza di Stromberg. Anni dopo il compianto tecnico racconterà che si rivedeva in quel gigante e in più i due scoprirono la comune passione per i Rolling Stones.

Due clamorosi episodi videro coinvolto Stromberg nella sua carriera atalantina. Il primo riguarda una gara di Coppa Italia contro il Milan. E’ il 26 gennaio del 1990. Al Milan basterebbe un pareggio per qualificarsi ma è l’Atalanta ad essere in vantaggio a poco dalla fine. Borgonovo è a terra dopo un contrasto. Stromberg se ne avvede a appoggia la palla in fallo laterale per poter prestare i soccorsi all’attaccante del Milan. Rjikard batte la rimessa laterale porgendo la palla a Massaro. Gli atalantini rimangono tutti fermi, in attesa che il pallone venga loro restituito. Invece no. Cross in area e fallo di Barcella su Borgonovo. Calcio di rigore per il Milan. Sul dischetto si presenta Franco Baresi. Gli atalantini, invitano il capitano rossonero a calciare il rigore fuori. Stromberg rincara la doseSe sei un uomo questo rigore lo calci in tribuna dice lo svedese a Baresi. Il capitano del Milan tira e segna. Si scatena il finimondo. “Qualcuno prenderà dei calci nel sedere” dirà Mondonico in seguito su quanto avvenuto negli spogliatoi. Il Milan non ci fa una grande figura. L’unico ad ammettere la vergogna per quanto accaduto è Paolo Maldini, che a fine partita se ne uscirà con un “che figura di merda che abbiamo fatto”!

Il secondo episodio è legato all’ignobile soprannome affibbiato a Stromberg dai tifosi delle squadre avversarie e poi ripreso anche dai bergamaschi. Il nomignolo in questione è “Marisa”, a causa di quella lunga zazzera bionda. Si giocava un’amichevole contro una squadra delle serie minori. Stromberg ha già segnato due reti quando dagli spalti si leva una voce che grida “Svegliati Marisa”. Glenn ne ha sentite troppe. Insieme ad Aldo Cantarutti, bomber degli orobici, scavalca la rete di protezione e raggiunge il tifoso che lo aveva apostrofato. “Io mi chiamo Glenn, Glenn Stromberg. Capitano della Svezia e dell’Atalanta. Non dimenticarlo mai. Né tu né tutti gli altri”, gli dice, poi scende e torna a giocare.

Un ventennio dopo, in occasione dell’ultimo incontro di campionato della stagione 2011-2012, la suggestiva coreografia che la tifoseria dedica ai capitani più illustri della storia del club bergamasco metterà al centro proprio una maglia numero 7, quella di Stromberg.