Valeri Bojinov, il gol dedicato a Mourinho e il segreto di Nedved. Ha salvato un uomo e alzato il Pallone d’Oro

Si rinnova il classico appuntamento con la nostra rubrica "L'uomo del giorno". Protagonista di oggi è Valeri Bojinov, attaccante bulgaro

Valeri Bojinov è un attaccante giramondo. In Italia ha vestito le maglie di Lecce, Fiorentina, Juventus, Parma, Verona, Vicenza e Ternana. Ma in giro per l’Europa ha giocato anche con Manchester City, Sporting Lisbona, Levski Sofia, Partizan, Meizhou Hakka, Losanna, Rijeka e Botev Vraca. Attaccante talentuoso, ma discontinuo. Capace di colpi straordinari ma anche di qualche uscita fuori luogo. La sua miglior stagione in Serie A fu quella a Lecce nel 2004-2005 quando mise a segno 11 reti contribuendo all’ottimo campionato dei salentini.

Diverse curiosità nella carriera di Bojinov. Il bulgaro, ad esempio, fu ad un passo dall’Inter nel 2006. “Un giorno ero a casa a Firenze e mi stavo riposando. All’improvviso ho ricevuto una telefonata e ho risposto: dall’altra parte c’era Marco Branca, allora direttore sportivo dell’Inter. Ho riattaccato. Branca mi ha chiamato di nuovo, pensando che fosse uno scherzo ho riattaccato. Poi mi ha contattato il mio procuratore dell’epoca Gerry Palomba insieme a Romualdo Corvino: mi ha detto che dovevo rispondere a Branca. Allora il direttore sportivo dell’Inter mi ha chiamato di nuovo per chiedermi se volevo andare a giocare a Milano: gli ho detto subito di ‘sì’. Quel weekend era in programma Fiorentina-Chievo a Perugia. Branca mi aveva raccomandato di non fare casino e di stare tranquillo perché a fine partita avremmo concluso il mio passaggio all’Inter. Prandelli fece giocare Luis Jimenez, io me la presi e litigai con il presidente. La società mi mise fuori rosa e io non andai all’Inter”.

Arrivò poi la Juventus. Un rapporto speciale con Nedved, suo compagno di stanza. Bojinov svelò dei retroscena: “Non ho mai visto un giocatore così: prima di andare all’allenamento si allenava e lo faceva anche dopo la seduta. D’estate andava in barca con sua moglie e aveva un tapis roulant a bordo per tenersi in forma. Pavel non si riteneva un grande giocatore: sosteneva che le sue qualità migliori fossero la corsa e il carattere. Ibra scherzava sempre con Pavel: una volta gli ha detto che se avesse avuto i suoi colpi avrebbe vinto venti Palloni d’Oro. Una sera mi ha invitato a mangiare a casa sua e mi ha fatto sollevare il Pallone d’Oro: io lo avevo visto dal vivo solo una volta, quando Shevchenko lo avevo mostrato a San Siro nel 2004. Ogni sabato sera Pavel mangiava le caramelle gelée Haribo prima di andare a letto: ne faceva fuori due pacchetti. Diceva che gli davano l’energia che gli sarebbe servita il giorno dopo. Pavel aveva un fisico bestiale con addominali scolpiti: era asciutto, non c’era un filo di grasso. Mi diceva che io ero pazzo perché mangiavo la pasta col pane: a me piaceva fare la scarpetta a tavola”.

Bojinov dedicò un gol storico a Mourinho: “È nato tutto in occasione di Parma-Milan nel marzo 2010: allora rossoneri e nerazzurri si giocavano lo scudetto. Non ero partito titolare, Guidolin mi aveva fatto entrare a un quarto d’ora dalla fine: all’86’ ripartiamo in contropiede, Marrone tira in porta, Abbiati para, io mi butto sulla respinta e faccio gol con tap-in e vinciamo 1-0. Nel post-partita mi avevo chiesto a chi volessi dedicare quella rete: ho risposto a Mourinho e all’Inter”.

Tornato in Bulgaria per vestire la maglia del Botev Vraca Bojinov ha fatto anche lo spazzaneve. Ha aiutato i funzionari locali a liberare le vie principali della città. Nella sua terra salvò anche un uomo. Mentre era a passeggio con i suoi familiari per shopping a Sofia ha soccorso un uomo in preda alle convulsioni, tirandogli fuori la lingua per evitare che soffocasse, in attesa dei soccorsi. Insomma, Bojinov ne ha combinate di tutti i colori. Gesti eroici e altri meno. Capace di grandi giocate o di grandi sciocchezze. Ma il talento non si discute.