Zeman a tutto campo: dal Licata alle varie ‘colpe’ del sistema

Zdenek Zeman è uno che non le manda a dire e nel raccontare la sua carriera ha dichiarato: "Potevo allenare Milan, Inter o Real Madrid, ma il sistema non mi voleva"

Con il suo Lugano ha conquistato la finale di Coppa di Svizzera, ma per Zdenek Zeman a volte è più importante una giocata o uno schema riuscito come racconta lui stesso in un’intervista all’Avvenire. Il boemo parte dalla scelta di lasciare l’Italia:

“Nessuno esilio. Qui è come stare in un’Italia più organizzata, più tranquilla e più pulita. Torno sempre a casa con piacere, ma non mi manca proprio niente. Anche perché non mi sembra che il calcio italiano stia vivendo la sua migliore stagione. In Europa ci sono almeno tre o quattro Paesi che “giocano calcio” superiore”.

Zeman poi attribuisce al sistema il fatto di non essere arrivato in grandi squadre: “La frase ‘Il calcio deve uscire dalle farmacie’ l’ho pagata cara… Anche come risultati sul campo. Il sistema “non ci voleva”, e anche la mia carriera ha preso una direzione diversa. Potevo allenare il Milan, l’Inter o il Real Madrid. Bloccato anche all’estero? Certo, perché tutto parte sempre da un “sistema interno”. Però per me non è mai stato importante dove allenare: Licata, Foggia o Pescara, nella mia idea di calcio hanno lo stesso valore del Real o del Barcellona. I troppi farmaci che uccidono i calciatori? Non è che lo penso, è un fatto dimostrato. Ci sono state inchieste… Studi scientifici come quello recente americano parlano di un 16% di atleti dopati. Troppi”.

Zdenek-ZemanTornando indietro nella sua carriera, Zeman ricorda: “Il Licata rimane un modello, a Foggia avevo già qualche giocatore più importante. Quel Licata è irripetibile: allenavo una ‘nazionale siciliana’. Sette-otto giocatori li avevo cresciuti nel settore giovanile, passati in prima squadra giocavano ad occhi chiusi, non dovevo dire più niente. Io non avrò vinto niente, ma non ricordo altri che hanno conquistato titoli allenando Foggia, Licata o Pescara… Di sicuro con me i presidenti, anche di Lazio e Roma, non hanno mai perso soldi. Anzi, siccome il calcio è diventato un business con me hanno pure guadagnato parecchio. Sono stati tanti i giovani che ho lanciato”.

Come Totti e Verratti: “In panchina Francesco sente freddo. Verratti è finito al Paris Saint Germain per sbaglio. Aveva molte offerte da grandi società italiane. Adesso guadagna molto, sta in una squadra dove ogni anno a Natale hanno già vinto il campionato, gioca la Champions al fianco di grandi campioni e forse riuscirà a realizzarsi meglio a Parigi che in Italia”.

Infine Zeman svela i programmi per il futuro: “Qualche nazionale me l’hanno proposta, ma non è roba per me. L’Italia non mi chiamerebbe mai, fare il ct è un incarico politico mica un lavoro qualsiasi. Io alleno ancora perché così ho la possibilità di divertirmi. Al cinema non vado più da quando hanno vietato di fumare, mi diverto ancora quando alla mia squadra riesce qualche azione, qualche bella giocata. Questo soltanto io cerco, altrimenti, con l’aria che tira e i personaggi che circolano, avrei smesso da un pezzo”.