“Odiavo i comunisti. Come li odiava mio padre, medico. Al piano di sopra abitava il capo del partito di Praga 14, il nostro distretto. Papà talvolta urlava dalla finestra del bagno la sua rabbia contro il regime. Ogni tanto qualcuno spariva”. Sono le rivelazioni di Zdenek Zeman che, intervistato dal Corriere della Sera e Gazzetta dello sport, anticipa i racconti contenuti nell’autobiografia ‘La bellezza non ha prezzo’, scritta con Andrea Di Caro in uscita il 15 novembre.
L’ex allenatore della Roma ricorda l’infanzia dura: “ci costringevano a festeggiare il compleanno di Stalin e di Lenin, ma io non ho mai portato un fazzoletto rosso” dice Zeman, rivelando di “aver sempre tifato Juventus”.
“Per me il calcio sta diventando sempre più business. Quelli che vogliono fare sempre più business sono anche quelli che hanno più debiti. Vuol dire che non è la strada giusta” sottolinea alla Gazzetta.

Nel libro l’allenatore cita anche Maradona, come l’unico capace di vincere da solo. Bocciato, invece, il Mondiale in Qatar: “è assurdo”, poi dichiara di essere stato danneggiato dagli arbitri. “Non sono mai esploso di gioia, ma ho visto i miei tifosi pazzi di felicità. Non sono mai rimasto a bocca aperta, ma li ho visti emozionarsi. Non mi sono mai messo le mani nei capelli, ma li ho visti disperarsi. Non ho mai avuto un sorriso stampato sul volto, ma li ho visti divertirsi tanto. Eppure dentro, in silenzio, a modo mio, quello che hanno vissuto apertamente loro l’ho vissuto anch’io” racconta.
Nel’autobiografia sono stati svelati tanti retroscena fuori dal campo, la carriera dai primi gradoni nel Foggia, i miracoli alla Lazio, la Roma di Totti, definito da Zeman “il più forte giocatore allenato”. Infine le battaglie per un calcio pulito dal doping.