Zoff: “Champions? Anno della Juve. Gascoigne mi faceva disperare. Vi svelo i 3 più forti con cui ho giocato”

Dino Zoff, ex portiere, è intervenuto a "I Lunatici", su Rai Radio2. Si è parlato di Juventus, Nazionale, Napoli e Gascogine

Dino Zoff è stato uno dei portieri più forti di sempre. Poi ha intrapreso la carriera da allenatore con alterne fortune. Intervenuto a I Lunatici, su Rai Radio2, ha trattato diversi argomenti. A partire dalla Juventus: “potrebbe essere l’anno giusto per la Champions. Ha tutte le carte in regola per esserlo. Tante squadre di levatura hanno problemi. Il Bayern, il Barcellona e non solo. La concorrenza si è indebolita”. Zoff ha parlato anche di ciò che sta accadendo a Napoli: “non si deve arrivare a certe situazioni. Non so cosa sia successo, ma quel che sta accadendo è brutto e si creano dei presupposti poco felici. Non si deve arrivare a queste cose, bisogna risolverle prima. E non con gesti eclatanti. Non so chi ha torto o ha ragione, ma non si può arrivare a soluzioni così eclatanti”. 

Zoff ha speso belle parole per la Nazionale guidata da Roberto Mancini: “l’Italia la vedo bene. Particolarmente bene. Mancini è bravo, i calciatori son venuti fuori, c’è entusiasmo, questa squadra può dire la sua agli Europei”.

Zoff è stato, tra le altre cose, allenatore della Lazio. In rosa c’era Gascoigne: “Paul per me era una disperazione. Era un grandissimo artista che ha disperso la sua arte. Io ho sempre invidiato gli artisti, loro creano, i portieri non creano nulla. Mi faceva impazzire di rabbia, ero dispiaciuto per lui, ha buttato via la sua arte malamente. Mi piangeva il cuore per lui. Si capiva già all’epoca purtroppo che una volta finito di giocare avrebbe avuto problemi. E’ una logica conseguenza. Se quando sei al massimo del tuo lavoro è facile che quando smetti le cose possano peggiorare. Un anno arrivò in ritiro con dodici chili più del peso forma. Si presentò col codino e ingrassato di dodici chili. Ero disperato. Quando lo vidi arrivare al campo di allenamento chiesi chi fosse quel personaggio. Era Gascoigne. E’ il più grande dispiacere della mia carriera“.

Poi ha raccontato qualche aneddoto e ha svelato i tre calciatori più forti con i quali ha giocato: “Quando ero allenatore e presidente della Lazio e andavamo in giro in Europa capitava che in aeroporto non mi chiedessero il passaporto. Ero apprezzatissimo. Da bambino avevo già il numero 1 tatuato sulle spalle. Sono all’antica, per me il portiere è sempre il numero 1, ora vedo che si utilizzano dei numeri a doppia cifra che non mi piacciono molto. Io ho sempre fatto il portiere, anche da bambino. Il pensiero di giocare già nella rappresentativa del paese per me era già un successo. Da ragazzino qualche volta sono stato bocciato in alcuni provini, forse perché non sono alto, quindi non mi vedevano. Da giocatore sono sempre stato ipercritico. Non sono mai stato tranquillo, ho passato tante notti senza dormire anche se spesso non lo facevo vedere. Ero di una autocritica feroce. Mi chiedevo sempre se avevo fatto il massimo, mi sentivo sempre responsabile. I più forti con cui ho giocato? Sivori, Platini e Altafini“.