Trapani, le scuse di Terlizzi: aveva fatto il ‘tagliagola’ ai tifosi dello Spezia

Il trapanese Terlizzi, pesantemente insultato dai tifosi avversari fa un gestaccio, ma si scusa. Dietro al suo gesto una  lunga storia

E’ successo durante Trapani-Spezia. Christian Terlizzi, ex di Catania e Palermo, ha avuto uno scambio di ‘gesti’ con i tifosi dello Spezia, rei di averlo insultato ed umiliato durante il match. Il difensore ha rivolto l’eloquente gesto del ‘tagliagola’ ai tifosi dello Spezia, suscitando parecchie critiche. Ma c’è un motivo dietro il gesto spregiudicato dello stopper ed è lui stesso a raccontarlo in un’intervista rilasciata ad Alfredo Pedullà e riportata dal suo sito ufficiale.

“Dovevo andare allo Spezia, ho scelto il Pescara, non me l’hanno perdonato. Ho scelto la categoria, loro forse pensavano a uno sgarbo. Ma quale, io volevo giocare in serie A e a quei tempi il Pescara me lo avrebbe garantito. Da lì un incubo,” racconta Terlizzi. “L’anno scorso, dopo Trapani-Spezia, la bufera: avevo cercato di chiarire con i loro ultras, gli stessi che ieri non c’erano, poi a un ragazzo ho regalato un mio pantaloncino che hanno bruciato facendo altre cose inenarrabili. Per esempio, ci hanno urinato sopra. Da quel momento l’inferno, al punto che non me l’hanno perdonata per un pezzo anche i tifosi del Trapani”.

Sabato scorso è accaduto quello che di peggio il difensore potesse temere. E’ stato preso di mira mentre usciva dal campo accompagnato dai suoi figli, un gesto che lo ha colpito molto e che ha scatenato il gesto del ‘tagliagola’ e un irriverente dito medio alzato verso i tifosi spezzini che lo stavano accerchiando. Terlizzi sa di aver sbagliato, come confesserà, ma certi errori a caldo si possono capire.

Per raggiungere lo spogliatoio bisognava per forza passare dal settore ospiti. Ero con i miei figli, hanno cominciato a insultare, me ne hanno dette di tutti i colori. Non hanno avuto la sensibilità di capire che non stavo da solo. E che i miei figli non si toccano. Li sono partito, ho sbagliato, ho alzato il dito medio, ho fatto il segno della gola tagliata, di questo sono pentito e chiedo scusa. Devo rispetto, ma lo pretendo anche, non è possibile essere provocato così, ho i messaggi conservati. ‘Sei un cadavere che cammina, Terlizzi, ti aspettiamo al Picco’. Oppure ‘Il 13 febbraio sarai a Chiavari…’. Minacce di tutti i colori, con tanto di nomi e cognomi. Mi cautelerò, saprò difendermi, so cosa fare”.