Una vita nelle categorie inferiori. Ora ad Eziolino Capuano la Serie C sembra stare stretta. L’attuale allenatore dell’Avellino ha parlato a ‘La Gazzetta dello Sport’ dei suoi sogni: “Mi sento inferiore a pochi, e parlo di Serie A. Tutti dicono che tatticamente sono il più bravo ed è dura farmi gol. Sono all’alba, non al crepuscolo. Non ho mai avuto squadre fortissime, ma ho sempre fatto risultati. Riuscirò a correre anch’io con una Ferrari?”.
Capuano ha svelato la sua filosofia e il retroscena sulle gocce: “Un allenatore è come un pittore, deve avere l’idea immediata, non copiare. Servono creatività e inventiva. La nostra è una vocazione, non un lavoro. Come i preti. Prendo 20 gocce prima delle partite, quando non le prenderò più smetterò di allenare perché saranno finiti gli stimoli. L’allenatore è un totem: all’inizio il giocatore ti odia, alla lunga se intelligente ti ama”.
Piccolo excursus per finire. Capuano ha giocato con Sossio Aruta, diventato un personaggio televisivo: “Vivo per far felice il popolo, qualunque sia la bandiera. Mi considero un simbolo. Ne ho viste di tutti i colori. Una volta con la Puteolana prima di una partita a Giugliano siamo stati aggrediti, non abbiamo giocato e abbiamo perso a tavolino. Il mio centravanti era Sossio Aruta, ho tifato per lui al Grande Fratello Vip“.
