Reggina, dopo 29 anni si chiude l’era Foti: dalla C a Pirlo e Nakamura, fino al declino

Imminente la cessione della Reggina agli australiani

Dopo 29 anni, a Reggio Calabria scende il sipario sull’era Foti. Si chiude così una delle gestioni più longeve della storia recente del calcio italiano. 29 anni, anche se chiusi in maniera non certo esaltante, visto l’ultimo posto che la Reggina occupa in LegaPro a 2 gare dal termine, che sono comunque stati ricchi di soddisfazioni: 9 stagioni di Serie A, di cui 7 consecutive, infatti, sono un autentico miracolo per una società che non possiede capitali faraonici, e che si è sempre auto-sostentata con le proprie forze, attraverso la “produzione” di talenti cresciuti nel centro sportivo e la valorizzazione di giocatori semi-sconosciuti visionati all’estero e poi ceduti a peso d’oro, vedi Jiranek e Mozart.

La storia della Reggina targata Foti inizia nel 1986, quando l’imprenditore, a capo di una cordata, rileva la società dopo il fallimento, mantenendo il titolo sportivo. La gioia per la promozione in Serie B arriva, con Nevio Scala in panchina, solo 2 anni dopo, grazie allo spareggio vinto con la Virescit. L’anno dopo, il miracolo Serie A sfumato ai calci di rigore nello spareggio contro la Cremonese. Seguono 10 anni tra B e C, prima della gioia del 13 giugno 1999, quando al Delle Alpi di Torino, la Reggina festeggia il primo, storico approdo in Serie A. E’ l’inizio di un decennio fantastico per la Reggina e per tutta Reggio Calabria, un decennio in cui vengono disputate ben 9 stagioni in Serie A e soltanto 2 in Serie B. E’ il decennio in cui a Reggio si ammirano campioni come Pirlo, allora giovanissimo e ancora trequartista, Kallon, Mozart, Jiranek e Paredes. E’ il decennio in cui la Calabria spalanca le sue porte al Sol Levante, con l’ingaggio di Shunsuke Nakamura che porta in riva allo Stretto una miriade di tifosi giapponesi, il decennio in cui la parola “Reggina” è pronunciata in tutto il mondo. Nel 2006, Foti festeggia i 20 anni di presidenza, e lo fa in grande stile, con un’amichevole estiva contro il Real Madrid di Beckham, Emerson e Raul. Proprio quest’ultimo decise il match. Quella squadra, pochi giorni dopo sarebbe stata penalizzata di 15 punti (poi ridotti a 11) in seguito alle vicende di Calciopoli, e a fine stagione porta a termine un’impresa sportiva che ha pochi rivali nella storia del calcio italiano, riuscendo a mantenere la massima serie grazie alle 35 reti complessive messe a segno da Rolando Bianchi e Nicola Amoruso, nonché dallo spirito piratesco messo in campo da tutta la rosa, allora guidata da Walter Mazzarri. Dopo la salvezza del 2008, l’anno successivo la Reggina abbandona la massima categoria.

Da quel momento inizia un declino verticale per gli amaranto: dopo la fallimentare annata 2009/10, in cui Foti sborsò tanto, forse troppo, per allestire una formazione competitiva, l’anno successivo, una rosa su cui pochi avrebbero scommesso, trascinata da Bonazzoli ma piena zeppa di ragazzini prodotti dal vivaio arriva a un passo dalla Serie A, negata da un eurogol di Marco Rigoni nei minuti finali del ritorno della semifinale dei play-off contro il Novara. Dopo un’annata anonima e un’altra in cui la categoria viene mantenuta all’ultimo secondo, arriva la retrocessione in Lega Pro. Dopo 19 anni tra A e B, il ritorno nella terza serie è traumatico e la Reggina, falcidiata da mille problemi relativi non soltanto al rettangolo verde, è attualmente ultima nel girone C.

Proprio quando per il calcio reggino sembra spalancarsi il baratro, Lillo Foti, nonostante i tanti errori gestionali commessi, è riuscito a procurare all’ambiente uno spiraglio di luce proveniente dall’Australia. E’ da lì, infatti, che proviene la cordata di imprenditori che si appresta ad acquistare il 51% del pacchetto azionario, con un piano che ha l’obiettivo di riportare la Reggina nel calcio che conta al più presto.