Un mese al Mondiale: tra sogni di vittoria, ed incubi di proteste e violenze

MONDIALIA un mese dal fischio d’inizio ufficiale del Mondiali di calcio, il Brasile padrone di casa è diviso tra il sogno di conquistare il sesto titolo e l’incubo costante di violenza e disordini, che in qualunque momento minacciano di esplodere e rovinare la festa. Se, da una parte, la macchina organizzativa (Col) corre contro il tempo per superare i gravi ritardi nella conclusione dei lavori e convincere i tifosi che sarà davvero ”il miglior Mondiale mai realizzato” (come si sforza di ripetere la Presidente della Repubblica, Dilma Rousseff), dall’altra il movimento ‘Nao vai ter Copa’ (Non ci sarà Coppa) ha già preparato cortei di protesta nelle 12 città sede del torneo. Con l’avvicinarsi dell’appuntamento, le manifestazioni di piazza sembrano quindi destinate a intensificarsi. Alle mobilitazioni popolari si sono aggiunti da ultimo numerosi movimenti, riuniti sotto la sigla ‘Resistencia Urbana’, che contestano esplicitamente le spese pubbliche realizzate dal governo nei preparativi dell’evento sportivo. La prima delle varie iniziative annunciate è andata in scena giovedì scorso a San Paolo, città che il 12 giugno ospiterà la partita di apertura tra Brasile e Croazia: tra le migliaia di dimostranti, moltissimi senzatetto, oltre a esponenti del tradizionale Movimento dei lavoratori rurali senza-terra (Mst).

”Stiamo lanciando la campagna ‘Coppa del popolo, sto per strada di nuovo’, che rifiuta le scelte abusive e antipopolari compiute dal governo in occasione dei Mondiali”, ha spiegato il portavoce del Movimento dei lavoratori senzatetto (Mtst), Guilherme Boulos. Ad appesantire ulteriormente il clima, anche la proclamazione di imminenti scioperi in vari settori, dal trasporto pubblico alle forze dell’ordine (la polizia federale ha già minacciato di incrociare le braccia proprio nei giorni delle gare). Una situazione che si prevede ancora più esplosiva nella metropoli di Rio de Janeiro – palcoscenico della finale del 13 luglio – dove le paralisi potrebbero interessare anche insegnanti, ingegneri, architetti e geologi della rete municipale e statale. Anche per questo le autorità locali hanno stabilito che siano festivi tutti i giorni, anche quelli infrasettimanali, in cui al Maracanà si giocheranno partite. Ma la principale preoccupazione delle autorità locali è che le molteplici manifestazioni possano attirare di nuovo l’azione distruttiva dei ‘black-bloc’, come accaduto in particolare nel giugno scorso, nel pieno della Confederations Cup. Anche per questo, il governo della Rousseff – che si gioca la rielezione a un secondo mandato alle presidenziali di ottobre, oltre che la credibilità internazionale – ha optato per la linea dura. Un rigido schema di sicurezza – con migliaia di militari spediti alla frontiera terrestre e nelle città dove si disputeranno le partite – è già pronto con l’obiettivo di arginare non solo eventuali attentati terroristici e altre minacce all’incolumità nazionale (come attacchi cibernetici, chimici o biologici), ma anche ogni possibile escalation di violenza e vandalismi negli atti di protesta.

  12:55 11.05.14
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