Ajax-Juve, van der Sar: “Alla Juve non giocai al mio livello. I bianconeri possono alzare la Coppa”

L'ex portiere ha rilasciato un'intervista alla Gazzetta dello Sport, in cui ripercorre gli anni juventini e spiega perché possa essere l'anno giusto per i bianconeri

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Van der Sar (Jonathan Moscrop)

L’ex portiere Edwin van der Sar ha rilasciato un’intervista alla Gazzetta dello Sport. Oggi amministratore delegato, l’olandese ripercorre i suoi anni juventini: “Non ho giocato al mio livello, ma ho imparato una lingua, un modo di mangiare. Poi i miei figli: andavano all’asilo, parlavano italiano, mia figlia è nata da voi. Il giorno in cui parlai con la Juve mi chiamò il fratello di Ferguson: “Vieni allo United, ti vogliamo al posto di Schmeichel”. La Juve però mi aveva spiegato tutto mezz’ora prima: decisi per Torino“. Sul fatto che possa essere l’anno giusto per la Juve, dichiara: “E’ una seria candidata, con Ronaldo e l’organizzazione del club, a partire da Agnelli“. Sulla collaborazione con il presidente bianconero per l’Eca, aggiunge: “Conosco Andrea da tanto, quando giocavo alla Juve veniva in bus alle partite e a volte parlavamo. E’ intelligente, alla Juve ha fatto molte cose buone e ora il lavoro all’Eca gli prende molto tempo“. Su Szczesny, dice: “Mi piace, con una difesa così organizzata per lui è più facile. Per il fisico e il modo di comportarsi, un po’ mi somiglia“. Stila anche una classifica degli estremi difensori attuali: “De Gea, che può crescere ancora. Neuer, nonostante gli infortuni. E Ter Stegen. Sono tre, ma in queste classifiche si dimentica sempre qualcuno… e quelli che non nomino di solito mi chiamano arrabbiati“. Qualche battuta su de Ligt, gioiello di casa Ajax: “Noi sappiamo che i giocatori a un certo punto accumulano abbastanza esperienza e vogliono una sfida più grande, Matthijs è stato straordinario per l’Ajax, il più giovane capitano e il più giovane a giocare una finale europea per noi. So che i grandi club sono dietro di lui, è ovvio“, e su Ronaldo: “Ho giocato con lui fino al 2009. Tanti giovani dicono di voler diventare il migliore ma lui lavorava per esserlo. Quando gli altri andavano sotto la doccia, mi chiamava: “Edwin, vieni a pararmi un po’ di punizioni”. Calciava con la rincorsa a gambe allargate e la palla prendeva una traiettoria impossibile. Ora è diverso, non è più un’ala, corre meno ma segna sempre molto“.

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L’ex portiere Edwin van der Sar ha rilasciato un’intervista alla Gazzetta dello Sport. Oggi amministratore delegato, l’olandese ripercorre i suoi anni juventini: “Non ho giocato al mio livello, ma ho imparato una lingua, un modo di mangiare. Poi i miei figli: andavano all’asilo, parlavano italiano, mia figlia è nata da voi. Il giorno in cui parlai con la
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2019-04-10 07:41:30
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