Calcio femminile, la star Megan Rapinoe si racconta: continua la ‘battaglia’ fuori dal campo

Megan Rapinoe ha trascinato gli Usa al Mondiale femminile, continua la sua battaglia fuori dal campo

Protagonista in campo e fuori Megan Rapinoe, 34enne star della nazionale di calcio femminile degli Stati Uniti ha trascinato la sua squadra nell’ultima edizione dei Mondiali e da anni si batte per i diritti civili. “Dobbiamo essere migliori; dobbiamo amare di più e odiare di meno; dobbiamo ascoltare di più e parlare di meno”. Intervistata oggi sul New York Times, Megan Rapinoe si racconta. “Volete che siamo dei modelli per i vostri figli, volete che usiamo i vostri prodotti, ci portate in giro in parata. Ma non siamo qui solo per starcene sedute dentro una casa di vetro e farci guardare. Non è così che deve andare. Io non sono in nessun modo d’accordo con questa visione”. 

“Il mio attivismo nasce dal mio modo di vedere le cose e anche se non ho vissuto molta omofobia e non c’erano persone a insultarmi perché lesbica, essere gay ha dato una forma al mio modo di vedere la vita. E’ come se dicessi – ha aggiunto nell’intervista al NYT – a Trump, ma anche ai detrattori in generale, che non ci toglieranno la nostra gioia come squadra, così come non ce la toglieranno come comunità LGBTQ e come America. E’ una sorta di vaffa…, ma carino. Molta della fiducia in me stessa – ha spiegato la numero 15 del Team USA – deriva dal fatto che non sento la pressione sociale di dover essere qualcosa di diverso da ciò che voglio essere”.

Una battaglia riguarda la parità di genere tra il calcio maschile e quello femminile negli States. “In senso lato il punto sono la parità di investimenti tra il movimento maschile e quello femminile. Senza questo elemento è difficile stabilire quale team sia più di valore, perché non c’è modo di raggiungere le proprie piene potenzialità. Sia gli uomini che le donne per la federazione sono vacche da mungere e stanno certamente facendo un sacco di soldi. Ma non sono sicura che li stiano condividendo con noi”. “La squadra nazionale femminile – ha aggiunto Megan Rapinoe – è popolarissima, porta molto denaro, cresce in continuazione. Quindi avete un altra idea, oltre al sessismo, sul perché non si stia investendo in modo massiccio sullo sport femminile in questo momento? Il marketing della MLS (la lega maschile di calcio USA, ndr) è grandioso, così come il loro brand ed è bello esserne parte. Io so che le donne potrebbero avere esattamente le stesse cose, ma per qualche motivo qui non si investe”. 

Mega Rapinoe ha parlato anche dell’omofobia nello sport. “Credo che abbiano una paura mortale di perdere tutto questo – ha concluso Megan -. Hai costruito partendo da lontano, nessuno nella tua famiglia ha mai fatto una cosa simile e ora hai l’opportunità di vivere una vita completamente diversa per anni e anni e non vuoi mettere in pericolo questa cosa. Ma di certo ci devono essere moltissimi atleti maschi gay ed è probabilmente un ‘segreto aperto’ per molti di loro. E’ però pazzesco che nessun campione sia mai venuto allo scoperto”.