Bruno Fernandes, portiere accusato di essere il mandante dell’omicidio dell’amante: la ricostruzione da brividi

Si rinnova il classico appuntamento con la nostra rubrica “L’uomo del giorno“. Protagonista di oggi è Bruno Fernandes de Souza, portiere brasiliano

Bruno Fernandes de Souza è salito alla ribalta per un episodio non certo da elogiare. Ma andiamo per ordine. Portiere dalle ottime potenzialità, è cresciuto nell’Atletico Mineiro. Dopo essere passato al Corinthians ha attirato su di sé le attenzioni del Flamengo, con cui ha vinto il campionato 2009 e tre titoli carioca da capitano. Vicino anche alla nazionale, la sua vita ha preso una brutta piega quando la modella Eliza Samudio, con cui ha avuto un figlio non riconosciuto per cui la donna chiedeva gli alimenti a Fernandes, è sparita. Qui il racconto si fa tragico, horror. Se siete deboli di stomaco meglio fermarvi.

Per chi ha scelto di continuare andiamo a rivelare cosa successe anni fa, raccontando brevemente i raccapriccianti dettagli. La ragazza è stata strangolata, squartata e poi data in pasto ai cani Rottweiler. A rivelare il tutto è stato Bruno Fernandes de Souza nel 2010, negando di essere il mandante dell’omicidio. Autore del delitto sarebbe stato Luiz Henrique Romao, più conosciuto come ‘Macarrao’, con l’aiuto di un ex poliziotto, Marcos Aparecido dos Santos, detto ‘Bola’. Eliza sarebbe stata sequestrata il 10 giugno 2010, condotta in un casolare ed eliminata. Il tutto per liberare l’amico da un incubo. La donna minacciava uno scandalo se Bruno Fernandes non avesse reso pubblica la loro relazione e si fosse occupato del figlio.

Nel 2013 la giustizia brasiliana ha condannato il portiere a 20 anni e 9 mesi di carcere. Nel febbraio 2013 ha firmato un contratto di cinque anni con il Monte Claro, squadra di seconda serie, in attesa della decisione del Tribunale di Giustizia dopo aver sostenuto le visite mediche in carcere. Il 10 marzo 2017, dopo che l’STF gli ha concesso la libertà provvisoria, viene tesserato dal Boa Esporte, ma una nuova sentenza del 25 aprile lo condanna a scontare l’intera pena in carcere, e il giocatore fa così ritorno in prigione per i restanti 18 anni della pena.