Cessione Torino, la confessione di Cairo: “Messo in vendita, ma…”

Il presidente del Torino Urbano Cairo si racconta in un'intervista a Repubblica in cui parla di passato, presente e futuro

Un’intervista a tutto campo tra presente e passato, tra rettangolo verde, mercato e cessione società. Il presidente del Torino Urbano Cairo si racconta a Repubblica svelando anche un retroscena: Nel febbraio 2010 misi il club in vendita, ma non arrivarono offerte. Non ho mai avuto la sensazione che ci fosse qualcuno con qualcosa in più di me. E allora perché peggiorare? Ho ricevuto il Toro dal fallimento; ora è sano, con giocatori di proprietà, il vivaio, le strutture e la storia unica. Quando lascerò, lo cederò a chi potrà fare meglio di me. Restare altri 15 anni in società? Non esageriamo. Sono molto legato al Toro ma non voglio restare a vita”.

“Cosa ricordo quando acquistai il Toro? La frenesia: tante cose da fare in poco tempo. Dormivo tre ore per notte, fu l’emozione più intensa della mia vita. Il primo anno fu un’emozione in costante crescita, ma sui 90 minuti l’emozione più grande fu la vittoria di Bilbao in Europa League. La retrocessione, invece, fu un dolore incredibile. Mentre dell’ultimo campionato mi aspettavo tanto, non abbiamo raccolto nulla. Il Toro più forte? Quello di Immobile e Cerci, nel 2013/14. E poi quest’anno, anche se non si è visto. A livello di spettacolo, mi piaceva anche quello di Mihajlovic: sbilanciato ma divertiva

Bilancio negativo per i tifosi. Io invece sono contento, ma non soddisfatto al 100%. La partenza bruciante con la promozione in A andò oltre le aspettative. Quando ti sopravvaluti però paghi e noi vivemmo un periodo buio: tre anni di A senza infamia né lode, e poi la B annaspando per lo shock. Però, dal nostro ritorno in A, abbiamo fatto ciò che ci chiedono i tifosi: restituire onore al Toro, tornare stabilmente sulla sinistra della classifica, rifare il Filadelfia. Se è rinato mi prendo parte dei meriti: i tifosi lo volevano da 20 anni, ora c’è”.