Giuseppe Giannini, “Er Principe” di Roma: dal rigore sbagliato ai presunti contatti con la camorra

Si rinnova il classico appuntamento con la nostra rubrica "L'uomo del giorno". Protagonista di oggi è Giuseppe Giannini, ex capitano della Roma

Quindici anni legati ai colori della Roma. Una storia d’amore lunghissima, un simbolo della romanità, un capitano, tutto questo è Giuseppe Giannini, protagonista della nostra rubrica “L’uomo del giorno”. Detto il ‘Principe’ per l’eleganza nel muoversi, Giannini era anche schivo e scontroso. Quando era in campo correva in un modo mai visto, sempre a testa alta, pronto a pennellare la giocata. Compie la trafila nelle giovanili dell’ALMAS, squadra calcistica romana. Qui viene scoperto da Naim Krieziu, allenatore albanese. Nel 1980 il suo nome si lega alla Roma. Nella stagione 1982-83 segna in Serie A in una partita non banale: Juventus-Roma. Paulo Roberto Falcao, indisponibile per quella gara, prevede un gol di Giannini e la rete arriva puntualmente. In giallorosso totalizzerà 436 presenze in gare ufficiali, condite da 75 reti, e alzerà tre Coppe Italia.

Il 7 marzo 1994 si gioca il derby. Lazio avanti dopo 6′ con Signori, nel finale rigore per i giallorossi. Dal dischetto va Giannini, che si fa ipnotizzare da Marchegiani. E’ questa la partita che fa incrinare il rapporto con la Roma. Franco Sensi, presidente giallorosso, gli dà il benservito con “Chi sbaglia un rigore così importante non mi pare degno d’appartenere alla Roma del futuro”. Il Principe giocherà un’altra stagione nella Roma e segnerà contro lo Slavia Praga, nei quarti di finale di Coppa Uefa. I giallorossi verranno eliminati dai cechi, ma la corsa sotto la curva occupata dai tifosi della Roma, sarà il congedo più bello per Giannini. Andrà a giocare in Austria allo Sturm Graz. Le ultime esperienze da giocatore per Giannini sono in Italia nel Napoli e nel Lecce. Con la Nazionale giocherà il Mondiale del ’90.

Nel 2004 il ‘Principe’ intraprende la carriera da allenatore con il Foggia e successivamente ha molteplici esperienze in panchina con la Sambenedettese, l’Arges Pitesti, la Massese, il Gallipoli, il Verona, il Grosseto, la nazionale del Libano e il Racing Fondi. Momenti difficili per presunte accuse, poi decadute, di frode sportiva e illecito ai tempi in cui era allenatore del Gallipoli. Era stato deferito dalla Procura Federale insieme al direttore sportivo della sua squadra, con l’aggravante della finalità mafiosa, nell’ambito di un filone dell’inchiesta sul clan camorristico Contini. Il match finito sotto la lente d’ingrandimento fu Gallipoli-Real Marcianise. Secondo gli inquirenti Salvatore e Ivano Righi, Giannini e Luigi Dimitri, il ds, si accordarono per consegnare 50mila euro ad alcuni calciatori della formazione ospite perché facessero finire la partita a favore della squadra salentina. L’incontro finì poi 3 a 2 per il Gallipoli che guadagnò la promozione in Serie B.