Champions League, finale da brividi: il PSG è ancora Re d’Europa! L’Arsenal cade ai rigori, decide la legge di Luis Enrique: “disposti a morire sul campo”

A Budapest va in scena una finale leggendaria: l'Arsenal di Arteta accarezza lo storico "Treble", ma si arrende ai rigori. Il Paris Saint-Germain fa il bis europeo e si conferma sul tetto d'Europa

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La trentaquattresima finale della moderna UEFA Champions League non è stata una semplice partita di calcio, ma uno spettacolo andato in scena sul maestoso palcoscenico di Budapest. Di fronte, due filosofie, due squadre e un solo ricchissimo trofeo da 25 milioni di euro in palio per il vincitore. Da una parte l’Arsenal di Mikel Arteta, fresco vincitore della Premier League, a caccia di uno storico Treble (Triplete) per il calcio inglese e di una Coppa dei Campioni che manca da ben 140 anni di storia del club. Dall’altra il Paris Saint-Germain di Luis Enrique, detentore del titolo e guidato dall’ambizione sfrenata di centrare il leggendario “back-to-back”, la seconda vittoria consecutiva in Europa. È stato un match dai due volti: un primo tempo regolamentare d’intensità spaventosa e un finale più bloccato, che ha trascinato le squadre sfinite fino ai tempi supplementari, per poi sfociare nella lotteria dei calci di rigore. Alla fine, la coppa dalle grandi orecchie prende la strada di Parigi, confermando il dominio transalpino sotto il cielo d’Ungheria dopo una sequenza dal fiato sospeso.

Perché la Champions League resta a Parigi? La profezia di Del Piero e il dogma di Luis Enrique

Se il PSG è riuscito a mantenere la corona di Campione d’Europa, il merito va ricercato nell’identità granitica che Luis Enrique è riuscito a plasmare nella mente e nelle gambe dei suoi giocatori. Durante la telecronaca e i commenti pre-partita, un’espressione ha catturato l’essenza profonda di questa squadra, sintetizzata magnificamente da Alessandro Del Piero: “Nel PSG ognuno è disposto a morire sul campo per gli altri”. Questo PSG non è più una collezione di stelle solitarie, ma un collettivo totale in cui l’allenatore è riuscito a plasmare i suoi uomini fino a renderli capaci di interpretare tutti i ruoli. Il dogma dell’allenatore asturiano è chiaro e si è visto in ogni ripiegamento difensivo e in ogni transizione offensiva: “Tutti devono attaccare, tutti devono difendere”. Questa totale abnegazione ha annullato i punti di riferimento dei Gunners e ha permesso di reggere l’urto nei momenti di massima pressione della partita.

Primo tempo da record: l’Arsenal schiera “l’Arsenale” e Havertz fa sognare Arteta

L’avvio di partita dell’Arsenal è stato semplicemente devastante, tanto da far dire ai commentatori che in campo, più che l’Arsenal, si sia visto un vero e proprio “Arsenale”. La squadra di Arteta — alla sua prima finale di Champions da allenatore — ha aggredito il match a ridosso dell’area di rigore parigina, capitalizzando una superiorità schiacciante nei primi minuti di gioco. Dopo soli 5 minuti di gioco, l’Arsenal sblocca la finale. A firmare il gol del vantaggio è Kai Havertz, l’uomo dei grandi gol e delle finali europee. Per il fuoriclasse tedesco si tratta di una rete dal peso specifico enorme: il 135º gol in carriera, nonché il 36º con la maglia dell’Arsenal. L’Arsenal ha sfruttato la sua straordinaria fisicità, soprattutto sui calci d’angolo, dove ogni traiettoria arcuata creava una contraerea pazzesca e un pericolo per la difesa del PSG. Tuttavia, la grinta dei Gunners non è bastata a chiudere il match.

Il riscatto di Dembélé e la risposta del PSG: l’equilibrio di Budapest

Il Paris Saint-Germain non ha tremato di fronte allo svantaggio lampo e ha iniziato a macinare gioco sfruttando proprio la versatilità dei giocatori. L’episodio della svolta per i parigini arriva grazie a un’accelerazione fulminea che porta al fallo da rigore ai danni di Kvaratskhelia. Dal dischetto si presenta Ousmane Dembélé, Pallone d’Oro in carica e leader tecnico della squadra. Il francese non sbaglia, siglando l’1-1: per lui è il 130º gol in carriera e il 61º con la maglia del PSG. La rete ristabilisce l’equilibrio e chiude idealmente la frazione più spettacolare della finale, prima che la stanchezza e la paura di perdere bloccassero il punteggio fino al 120º minuto.

La favola di Bukayo Saka: dal dramma degli Europei al riscatto umano che commuove il web

Tra le storie più toccanti e potenti di questa finale c’è quella di Bukayo Saka. Tutti ricordano il dramma sportivo del rigore sbagliato con la nazionale inglese all’Europeo, seguito da vergognosi insulti sui social e non solo. Ma il calcio sa essere terapeutico. Al suo ritorno al campo d’allenamento dell’Arsenal, Saka trovò migliaia di bigliettini di sostegno inviati dai tifosi. Uno in particolare, scritto da un bambino di dieci anni, recitava:

Se nessuno vuole giocare con te, ci gioco io e ti offro un gelato con i soldi della paghetta”.

Saka rimase così colpito da quella purezza da rintracciare il bambino, invitarlo al centro sportivo dell’Arsenal per palleggiare insieme e, infine, portarlo al ristorante facendogli trovare un gelato gigante. “Da là è ripartita la mia carriera”, ha confessato la stella inglese. A Budapest, Saka ha giocato una partita di enorme coraggio, dimostrando che il calcio va ben oltre il risultato del campo.

La lotteria dei rigori: una sequenza da brividi fino all’errore finale

Terminati i tempi supplementari in apnea e con i ventidue in campo stremati dalla fatica, la 34ª finale di Champions League si affida alla lotteria più spietata. Scontata l’enorme pressione sui due portieri: David Raya dell’Arsenal e Matvey Safonov del PSG, del quale è stata richiamata  l’affermazione di poter comprendere la traiettoria del pallone direttamente guardando l’espressione facciale del tiratore. Le emozioni iniziano subito a scorrere fortissime: apre le danze Ramos per il PSG che trasforma con freddezza glaciale, ma l’Arsenal risponde immediatamente con il gol di Gyökeres. Al secondo giro di tiri, Doué non sbaglia e porta avanti i parigini, mentre sul fronte opposto l’Arsenal trema per l’errore fatale di Eze, il cui tiro termina fuori dallo specchio della porta. Il terzo turno sembra riaprire incredibilmente i giochi: Nuno Mendes si fa ipnotizzare e parare la conclusione dal portiere dei Gunners, e subito dopo Declan Rice scarica in rete il pallone del pareggio che ridona speranza ai tifosi inglesi. La parità resiste anche nella quarta serie, dove prima Hakimi per i francesi e poi Martinelli per l’Arsenal gonfiano la rete senza esitazioni. Si arriva così all’ultimo e decisivo verdetto: Lucas Beraldo calcia magistralmente e segna il quinto rigore per il Paris Saint-Germain, trasferendo tutta la pressione del mondo sulle spalle di Gabriel Magalhães. Il difensore dell’Arsenal prende la rincorsa per poi spezzarla, e la sfera calciata termina fuori, spegnendo definitivamente i sogni di gloria della squadra di Arteta e facendo esplodere la festa parigina sul prato di Budapest.

Verdetto finale: il PSG vince la Champions League, la coppa resta a Parigi

Il triplice fischio dopo l’ultimo rigore fa esplodere la gioia dei tifosi parigini accorsi in Ungheria. Il Paris Saint-Germain vince la finale, incassa i 25 milioni di euro di premio UEFA e si conferma, per il secondo anno consecutivo, sul tetto d’Europa. Sfuma il sogno del Treble per l’Arsenal e per Mikel Arteta, che esce comunque a testa altissima dopo una stagione leggendaria in Premier League. La storia di questa 34ª edizione dice che la coppa resta a Parigi. Resta all’ombra della Torre Eiffel perché la dedizione al sacrificio collettivo ha battuto l’assalto dell’Arsenale. Parigi festeggia, l’Europa si inchina ancora una volta al calcio totale di Luis Enrique.