Ventitré anni da amministratore delegato fra Lecce, Roma e Bologna, Claudio Fenucci vivrà questa sera all’Olimpico il suo personalissimo derby. Fenucci si è raccontato a “La Gazzetta dello Sport” svelando retroscena interessanti. Si parte dalla differenza tra Pallotta e Saputo, due presidente che conosce bene.
«Sapevo che Jim era molto affezionato al progetto della Roma e avrebbe voluto aspettare la definizione dell’operazione-stadio prima di uscire, però credo che alla fine lui fosse un po’ stanco di gestire una realtà così complessa. Come complesso è, ora, il passaggio societario. Lui e Saputo come impronta caratteriale sono completamente differenti: con Jim, forse anche per responsabilità mie, non sono riuscito a creare un rapporto solido; con Joey posso permettermi di dire che nel rispetto del ruolo lo sento molto più come un amico, oltre che presidente».
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Fenucci annuncia novità importanti per quanto riguarda il restyling dello stadio “Dall’Ara”.
«A giorni costituiremo la società che dirigerà il progetto, controllata totalmente dal Bologna. Entro due settimane presenteremo la manifestazione di interesse al Comune: Saputo arriverà a giorni e parleremo anche di questo, poi entrerà il partner edile, italiano. L’idea che si parta alla fine del 2021 è valida: va scelto lo stadio dove giocare se non che una delle imprese prevede anche l’idea di restare al Dall’Ara, idea che però procrastinerebbe tempi e aumenterebbe i costi. Sennò decideremo fra Ferrara, Modena ma anche Ravenna, che è una novità sulla quale stiamo lavorando».
Il Bologna tra Europa e il sogno di vincere la Coppa Italia.
«L’obiettivo con Mihajlovic è stato quello di costruire una squadra in grado di lottare per l’Europa. E se arriva prima di un triennio siamo tutti felici. Ci danno forza due cose: Sinisa col lavoro del suo staff e la qualità della rosa, soprattutto in prospettiva. Il sogno resta vincere la Coppa Italia, ma ogni volta che lo dico non arriviamo nemmeno ai quarti. La formula è un po’ cambiata ma a suo tempo proposi variazioni dicendo che non è sportivo ed è ingiusto che si possa vincere partendo dagli ottavi: sarebbe opportuno far partire tutte le squadre di A dai sedicesimi eliminando una delle due semifinali per non ingolfare il calendario. Mi dissero che chi acquisisce i diritti preferiva così, ma risposi che in un calcio che fattura un miliardo e 350 milioni si può prendere un po’ meno soldi privilegiando di più l’affetto sportivo creando una competizione che rappresenta il vero sogno dei club di medie dimensioni. Sognare in grande deve essere possibilità di tutti».
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Il Bologna costruisce i top player in casa.
«Abbiamo intrapreso un percorso che prevede la gradualità di crescita, da noi: l’idea è di tenere questi ragazzi nel tempo, confermando questa intelaiatura integrandola e anzi rafforzandola. Vogliamo mantenere la competitività con continuità. I top player? Li prendiamo prima e li cresciamo noi, qui».
L’importanza di Mihajlovic e la paura che il tecnico serbo andasse via la scorsa estate.
«Dopo la cavalcata-salvezza sapevamo che ci sarebbe stato un grande interesse ma forti anche del rapporto umano speravamo che alla fine decidesse di restare. Lo ha convinto la serietà della proprietà e i rapporti personali fra tutti noi. Comunque vada il campionato, quello che conta è che Sinisa si rimetta e stia bene: questa è la vittoria di quest’anno. Di lui abbiamo conosciuto ancor più l’uomo, la sua umanità che prima si intravedeva, i valori. E la forza. Tutto trascinante. Quando si presentò a Verona – sorprendendo la squadra – per la prima di campionato, ci trovammo io, lui e Sabatini in una stanza: Sinisa e Walter stavano vivendo momenti delicati e, prima della partita, nacque la loro sfida dei 100 metri camminati. Anche questo è senso di un club-famiglia».
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Si è parlato di De Rossi a Bologna in futuro.
«Considerando la persona molto carina e che ha una padre-maestro, se volesse seguire le orme del papà cominciando dal settore giovanile lo accoglieremmo a braccia aperte».
Il Bologna cercava un difensore sul mercato di gennaio, poi Ibanez ha scelto la Roma.
«Abbiamo parlato tutti assieme. Mihajlovic ha detto: “Prendere per prendere non serve, valorizziamo i giocatori in rosa”. Dinamiche di mercato. Ci avrebbe fatto piacere avere Ibanez ma abbiamo già individuato per giugno uno più forte di lui».
