Bologna in ripresa dopo un periodo difficile. Una storia che ricalca quella di Jerdy Schouten. Il centrocampista olandese ha vissuto una vita non facile e ora sta rinascendo con i felsinei. Eletto giocatore del mese del Bologna, Schouten si è concesso a “La Gazzetta dello Sport” per raccontare i momenti difficili vissuti.
Da piccolo venne bocciato tre volte ai provini con lo Sparta Rotterdam, poi quel problema fisico alle gambe: «Dopo quei problemi a tibia a polpaccio, il resto è una sciocchezza. Ho avuto paura di dover smettere, ho cercato risposte in sei ospedali diversi. E giravo, con l’appoggio della mia famiglia e degli amici. Faticavo anche ad andare a fare due passi con loro in città. Una tortura. Avevo 19 anni e sul più bello ho temuto di non poter più giocare a calcio. Poi il problema è stato scoperto, fra tibia e polpaccio: ho subìto due operazioni e sono stato fermo quasi un anno. Ero all’Ado e dalle giovanili dovevo passare alla prima squadra. Una botta. Andavo a far fisioterapia anche da solo, volevo riprendermi tutto. Ce l’ho fatta. Da allora la paura non so più cosa sia».
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Un nome particolare quello di Schouten: «Di Jordy ce ne erano già troppi, così i miei genitori hanno cambiato la vocale…».
E sul ruolo svela: «Anche l’ala sinistra, il centravanti e il dieci: e facevo una marea di gol. Poi, al Telstar, mi hanno messo davanti alla difesa. Dopo un po’ dissi al mio tecnico che volevo tornare a fare il 10. Non mi ascoltò. “Vedrai che ti piacerà” disse. Aveva ragione. Ma ora vorrei fare più gol».
I modelli nel calcio e non: «Ho imparato molto guardando Fabregas, un modello. Ma da un po’ di tempo ammiro molto Busquets. De Roon? Sì, c’è qualcosa di lui in me: il senso della posizione, il capire dove va la palla e la gestione. Da piccolo giocavo a tennis: dico Federer. Che tecnica…».
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Mihajlovic cosa sta insegnando? «Insegna il “Never give up” e che la vita può cambiare in un secondo. A me? Di giocare sempre in verticale, di andare a contrasto più duro che posso».
Fidanzato? «Con Kirsten: qui vivo con lei. Mio padre Henny viene a vedermi ad ogni partita».
Se non avesse fatto il calciatore? «Sarei certamente diventato un consulente finanziario: in matematica ero fortissimo».
L’Europeo o l’Europa col Bologna? «Essere in Italia è già un sogno. Perché scelsi il Bologna? Mi cercavano altre squadre ma quando incontrai i dirigenti la prima volta mi dissero esattamente ciò che poi ho trovato e che avrei voluto. Il prossimo Europeo? Manca troppo poco… L’Europa col Bologna? Giochiamo bene e cerchiamo di vincerne il più possibile: di paura non ne abbiamo…».