Ghoulam: “Napoli nelle vene, ho giocato per un popolo”

L’ex terzino del Napoli racconta la sua storia d’amore con la maglia azzurra: “Otto anni intensi, non ho giocato per una squadra normale ma per un popolo intero”

“Napoli non è solo una squadra, è un popolo. E quando giochi per il Napoli, quella maglia diventa la tua seconda pelle”. Parole cariche di emozione quelle di Faouzi Ghoulam, ospite della 55ª edizione del Giffoni Film Festival, dove ha incontrato gli ambassador di Giffoni Sport.

Con 170 presenze in maglia azzurra, due gravi infortuni al ginocchio e due trofei vinti (Coppa Italia e Supercoppa Italiana), Ghoulam ha ripercorso i suoi anni partenopei con gratitudine:

“Ogni stagione era più intensa della precedente. Al Napoli non giochi per una squadra qualsiasi, ma per un’intera città che ti entra dentro e ti cambia”.

“Ho giocato per un popolo, non per una squadra”

Ghoulam racconta aneddoti che svelano la profondità del suo legame con Napoli:

“Alcuni compagni più vecchi mi dicevano che una stagione al Napoli valeva il doppio. Ed è vero. Qui devi mentalizzarti, devi diventare napoletano. Napoli ti prende e non ti lascia più. Non è un’abbronzatura che va via a fine estate”.

Anche la recente vittoria dello scudetto ha un posto speciale nel cuore dell’ex terzino algerino: “Un’impresa che resterà per sempre. Ora il club deve costruire un futuro, magari con tanti napoletani in squadra. Sarebbe la cosa più bella”.

Dalla carriera ai progetti per il futuro

Lanciato da Rafa Benitez e consacrato da Maurizio Sarri, Ghoulam ha parole di stima anche per gli altri tecnici incontrati a Napoli: “Ancelotti, Spalletti, Gattuso… la gente non dà a Rino il giusto valore, ma farà una grandissima carriera”.

Oggi guarda avanti con nuovi obiettivi: “Parteciperò al corso Uefa-B e poi a un biennale Uefa di business e management. Ho anche aziende, ma il calcio mi ha dato tanto e sento il bisogno di restituire”.

Il lato umano di Ghoulam: fede e solidarietà

Conosciuto anche per la sua generosità, Ghoulam spiega:

“Sono molto religioso. La mia fede mi impone di dare una parte della ricchezza ai poveri. Non è un consiglio, è un obbligo. Aiutare gli altri, regalare un sorriso, andare negli ospedali… fa parte della mia quotidianità. Non bisogna dare per ricevere, ma perché Dio ci ha dato tanto e va condiviso”.

Il legame più forte in carriera? “Con Koulibaly. La mamma mi considera un altro figlio”.

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