Il Mondiale più atteso di sempre è finalmente iniziato. Nella suggestiva cornice del match inaugurale, Messico e Sudafrica hanno dato vita a una sfida dall’intensità clamorosa, valida per il Gruppo A. Un’atmosfera da brividi ha avvolto l’iconico stadio Azteca per la partita d’apertura, inaugurando ufficialmente una rassegna storica. Se nel primo tempo il Messico ha spinto godendosi il vantaggio, nella ripresa i “Bafana Bafana” sono letteralmente crollati sotto i colpi dei padroni di casa e di un nervosismo ingovernabile. Domani toccherà invece alle altre due nazioni ospitanti, Stati Uniti e Canada, fare il loro debutto.
Cerimonia d’apertura Mondiali 2026: Bocelli, David Guetta e lo show prima del calcio d’inizio
Prima del fischio d’inizio, gli occhi del mondo erano tutti per la straordinaria cerimonia d’apertura. Sul terreno di gioco hanno sfilato le bandiere dei paesi protagonisti, dando il via a uno show che ha unito musica e tecnologia. Ad infiammare il pubblico ci hanno pensato le performance di icone globali: la leggenda della musica Andrea Bocelli, la popstar coreana Ejae e l’energia travolgente di David Guetta.

Uno spettacolo pirotecnico di fuochi d’artificio ha poi colorato il cielo sopra lo stadio, introducendo l’ingresso in campo delle due nazionali. Da quest’anno, una grande novità: l’allargamento delle rose ha portato ben 26 giocatori per parte (tra titolari e riserve) a calpestare il prato verde fin dai primi minuti.
Chi è l’arbitro di Messico-Sudafrica? C’è tanta Italia al VAR
La direzione di gara è stata affidata a un fischietto di grande esperienza: l’arbitro brasiliano Wilton Pereira Sampaio (già al suo secondo Mondiale in carriera), coadiuvato da una cinquina arbitrale di altissimo livello. Orgoglio italiano: Anche in questo match inaugurale l’Italia ha lasciato il segno. La nostra scuola arbitrale è infatti rappresentata sia in campo con un assistente, sia soprattutto nella cabina VAR, dove gli ufficiali di gara sono chiamati a supervisionare i momenti più caldi del match. L’ambiente sugli spalti è una bolgia surreale. Dopo gli inni nazionali – che hanno visto l’inquadratura dei due condottieri, il CT belga Hugo Broos per il Sudafrica e l’esperto Javier Aguirre sulla panchina della “Tri” – la parola è passata al campo.
Gol Quiñones e miracolo Williams: il film del primo tempo
Il Messico ha approcciato la gara con una pressione offensiva asfissiante. Il primo squillo porta la firma del bomber Raúl Jiménez: il suo tentativo a botta sicuro è stato però disinnescato da un’ottima parata di Ronwen Williams, il portiere e capitano del Sudafrica, da anni vero e proprio pilastro della difesa africana. Al minuto 8’50” il match si sblocca: splendida azione del Messico e gol di Julián Quiñones, l’attaccante nato in Colombia ma naturalizzato messicano che in questa straordinaria stagione di club nella Saudi League ha segnato ben 37 gol in 35 partite.

La sua rete fa esplodere i tifosi per l’1-0. Il Messico spinge forte sull’acceleratore, forte della pericolosità costante di Johan Vásquez (il difensore con il minutaggio e il rendimento più solido della “Tri” in Europa), letale anche sulle proiezioni offensive. Il primo tempo è però una girandola di emozioni:
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Var Story: Un contatto duro costa il primo cartellino giallo del match a Érick Gutiérrez (Messico), confermato dopo una rapida review dalla visuale dell’arbitro.
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Fiammata Sudafrica: Sul calcio di punizione successivo, Lyle Foster spara il primo vero tiro del Sudafrica, trovando però la miracolosa risposta di Malagón (il portiere del Messico).
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Palo clamoroso: Sul ribaltamento di fronte, il Messico trema e fa tremare i guardiani africani: un legno clamoroso nega la doppietta personale a un indiavolato Quiñones. Sul finire della prima frazione di gioco, il Sudafrica ci riprova: Modiba tenta il secondo tiro della sua gara con una conclusione da fuori area, ma la parata del portiere messicano congela il parziale sull’1-0 prima dell’intervallo.
Crollo Sudafrica nella ripresa
Al rientro dagli spogliatoi, il copione non cambia, ed emerge la netta differenza di qualità tecnica del Sudafrica, apparso decisamente limitato rispetto ai padroni di casa. Al 56′ iniziano i primi cambi per i “Bafana Bafana”, che provano a scuotersi mostrando un pizzico di coraggio in più, ma il Messico continua a cercare ossessivamente il raddoppio. Quiñones si conferma “l’uomo che sta decidendo la gara”, una spina nel fianco costante. Presto arrivano i cambi anche per Javier Aguirre, che lancia nella mischia il giovanissimo Gilberto Moira: a soli 17 anni, il ragazzo diventa immediatamente uno degli osservati speciali dei venticinque minuti finali più recupero. Al 67′ l’Azteca esplode di nuovo: calcio di punizione per il Messico e gol memorabile di Raúl Jiménez che, con i suoi classici movimenti a mezzaluna, svetta di testa e fa 2-0. Per l’attaccante si tratta del 46esimo gol con la maglia della “Tri”, un traguardo leggendario che lo consolida al secondo posto nella storia dei marcatori del Messico. Mentre il Sudafrica colleziona un altro giallo, sugli spalti inizia la festa. Comincia a piovere a dirotto sullo stadio Azteca, ma come sottolineato dai commentatori, se uno è felice per il football, il sereno se lo porta dentro nel cuore, cantando a squarciagola insieme alla marea di tifosi messicani che regalano una standing ovation da brividi ai big richiamati in panchina.
Disastro Bafana Bafana: sotto di due gol e di due uomini, poi il rosso finale al Messico
Per il Sudafrica l’esordio si trasforma rapidamente in un incubo. “Dal punto di vista psicologico è dura, dal punto di vista tecnico è dura e dal punto di vista numerico è dura”, commentano i telecronisti su DAZN davanti a una squadra che sceglie di giocare in maniera totalmente passiva. Poco dopo il raddoppio, infatti, arriva un pesante cartellino rosso per Sithole del Sudafrica, che lascia la squadra in 10 uomini e costringe a un calcio di punizione dal limite per il Messico. Ma il peggio deve ancora venire: nel finale arriva un altro cartellino rosso per il centrocampista sudafricano Zwane, espulso per un netto e ingenuo intervento con il braccio sinistro. I “Bafana Bafana” si ritrovano in un clamoroso 9 contro 11, sotto di due gol e sotto di due uomini, costretti esclusivamente a compattarsi disperatamente in fase difensiva per evitare l’imbarcata storica. Nei 7 minuti di recupero concessi dall’arbitro Sampaio, c’è spazio per l’ultimo colpo di scena: un cartellino rosso sventolato anche in faccia a un calciatore del Messico, Montes, che ristabilisce parzialmente la parità numerica (10 contro 9) proprio prima del fischio finale. Al triplice fischio, la “ serata d’incubo è conclusa”. Il sole splende di nuovo sullo stadio Azteca, il Messico vola in testa al gruppo A, portandosi dietro una certezza tecnica importante e i tre punti, mentre il Sudafrica esce ridimensionato e con le ossa rotte da un debutto da dimenticare.




