“In Cina l’epidemia Coronavirus sta finendo, come pensate di fare in Italia?”. Gli attacchi di Maddaloni

Il vice-allenatore dello Shenzen, Massimiliano Maddaloni, ha parlato delle misure italiane per il Coronavirus, ritenendo che la Cina sia stata perfetta

Massimiliano Maddaloni è stato vice di Marcello Lippi al Guangzhou Evergrande e nella Nazionale cinese ed oggi è il secondo di Roberto Donadoni allo Shenzen FC. Intervistato da “La Gazzetta dello Sport”, Maddaloni ha sottolineato le nette differenze tra la Cina e l’Italia per quanto riguarda la lotta al Coronavirus: «Ad inizio anno mi chiama Donadoni per avermi allo Shenzen e accetto. L’epidemia è già partita e, nonostante il focolaio sia lontano oltre mille chilometri, a febbraio andiamo ad allenarci, a Girona, in Spagna. All’arrivo nessun controllo. Terminata una prima parte di lavoro, i calciatori restano in Spagna, noi dello staff torniamo in Italia. Controlli zero. Dopo pochi giorni, riprendiamo il lavoro a Dubai. Controlli zero. E in quel momento, il virus già sta dilagando. A quel punto si decide di tornare in Cina, anche se l’inizio del campionato, fissato per il 1°marzo, è stato rinviato. Il 15 marzo sbarchiamo a Hong Kong e la musica cambia. Arriviamo in aeroporto, alle 5 del mattino, e ne usciamo solo alle 11. Noi dello staff veniamo portati in miniappartamenti collocati al 37° piano di un grattacielo, ci fanno il tampone e cominciamo la quarantena, con l’obbligo di misurarci la febbre due volte al giorno e comunicarla grazie a un app. Abbiamo il divieto di uscire dai nostri 50 mq, non possiamo neppure andare sul pianerottolo per parlare tra noi. Il governo, in collaborazione col nostro club, ci fa portare colazione, pranzo e cena, che ci vengono lasciati fuori dalla porta. È dura, ma credo che sia la strada giusta».

Maddaloni prosegue: «Gli italiani non si rendono conto. Vedo gente che esce e infrange le regole. In Cina l’epidemia sta scemando, e su un miliardo e 400 milioni di persone ci sono stati 81.000 casi con 3.200 morti. In Italia la situazione è peggiore. Qui invece ora la vita sta riprendendo, ma con controlli. I ristoranti riaprono con distanze di sicurezza, si disinfetta la spesa, hanno cancellato il pagamento degli affitti, le scuole restano chiuse, il governo ha requisito a prezzo imposto le mascherine per evitare speculazioni e le ha distribuite gratis. Insomma, la gente sente lo Stato vicino e c’è senso civico. Non è un caso che nessun calciatore si sia ammalato. Hanno capito le priorità. Nonostante la crisi stia finendo, il campionato forse non partirà prima di metà maggio; come pensate di avere la stessa tempistica?».

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