Il countdown per i Mondiali 2026 si tinge di sangue e paura. Mentre il Nord America si prepara a ospitare la rassegna iridata più grande di sempre, il Messico è precipitato in una spirale di violenza che mette a rischio la serenità dell’evento. L’uccisione di Nemesio Oseguera Cervantes, il famigerato boss noto come “El Mencho”, ha innescato una rappresaglia senza precedenti che sta scuotendo le fondamenta della Federazione Internazionale.
Caos in Messico: l’operazione contro il CJNG
Domenica scorsa, un’operazione lampo dell’esercito messicano a Tapalpa, nello stato di Jalisco, ha portato alla morte del leader del Cartello Jalisco Nueva Generación (CJNG). La risposta dell’organizzazione criminale è stata immediata e devastante: veicoli in fiamme, blocchi stradali in 20 stati e scontri a fuoco che hanno trasformato le strade in zone di guerra. Il bilancio è tragico: almeno 73 morti, tra cui 25 membri della Guardia Nazionale. Le immagini dei tir in fiamme vicino all’Estadio Akron di Guadalajara, una delle sedi del Mondiale, hanno fatto il giro del mondo, sollevando dubbi legittimi sulla sicurezza di tifosi e atleti.
La Germania trema: “poco entusiasmo per questo Mondiale”
Le reazioni internazionali non si sono fatte attendere. Andreas Rettig, direttore generale della DFB (Federazione tedesca), ha espresso parole durissime all’Augsburger Allgemeine:
“Ad essere onesto, in questo momento non c’è entusiasmo. I miei pensieri sono rivolti ai messicani che stanno sopportando questa situazione simile alla guerra”.
Anche Rudi Völler, direttore sportivo della nazionale tedesca, ha definito la situazione “allarmante”, pur escludendo l’ipotesi di un boicottaggio:
“Speriamo che la situazione si calmi, discutere di boicottaggio ora danneggerebbe solo gli atleti”.
La Germania, che giocherà i suoi match tra USA e Canada, osserva con estrema preoccupazione l’evolversi dei fatti oltre il confine.
Portogallo e Cristiano Ronaldo: amichevole a rischio?
Il riverbero della violenza colpisce anche i grandi nomi. Il Portogallo è atteso il 28 marzo all’Estadio Azteca (ora Estadio Banorte) per un’amichevole di lusso che dovrebbe celebrare la riapertura dell’impianto ristrutturato. La Federazione portoghese ha però frenato: la presenza di Cristiano Ronaldo a Città del Messico è in dubbio, con i vertici lusitani che monitorano costantemente la situazione insieme al governo.
La risposta della FIFA e del Messico: “nessun rischio”
Il silenzio iniziale della FIFA è stato rotto da una nota ufficiale che parla di “costante comunicazione”, ma dietro la diplomazia si nasconde un nervosismo evidente. Se da un lato l’organo di governo esprime fiducia, dall’altro ha già inviato un segnale chiarissimo: le partite di playoff previste a Guadalajara per fine marzo sono “vulnerabili a una ricollocazione”. Tradotto: se la sicurezza non sarà garantita al 100%, la FIFA non esiterà a togliere i match al Messico. Una minaccia concreta che smentisce, nei fatti, le rassicurazioni “blindate” della Presidente Sheinbaum, la quale continua a negare ogni rischio nonostante i posti di blocco dei cartelli continuino a spuntare come funghi.
Verso Messico-Sudafrica: un’ombra sulla partita inaugurale
Mancano meno di quattro mesi al fischio d’inizio (11 giugno, Estadio Azteca) e la narrazione di un Mondiale di “festa e unione” si scontra con la cruda realtà dei cartelli. Se la FIFA assicura che le sedi non cambieranno, la pressione delle federazioni europee e sudamericane (la Bolivia ha già chiesto misure extra) potrebbe costringere gli organizzatori a blindare il torneo come mai fatto prima. Cosa succederà ora? Le prossime settimane saranno decisive per capire se il Messico riuscirà a soffocare la rivolta dei cartelli o se il Mondiale 2026 dovrà convivere con l’ombra della “Guerra del Narcos”.
