Chioma bionda, sguardo penetrante, animo fiero. Kosovare Asllani è l’angelo della Svezia, una bellezza da passerella, come testimoniano i tanti servizi fotografici per brand famosi, ma che non ci pensa due volte a scendere in campo e ‘sporcarsi le mani’. Il suo passato le ha insegnato a guadagnarsi tutto con il sudore e il sacrificio.
Il nome che porta è un omaggio al Kosovo suo paese natio, il cognome tradisce origini albanesi. Kosovare Asllani è stata una dei tanti profughi che prima della guerra in Kosovo si è lasciata tutto alle spalle nella speranza di una nuova vita, o meglio, nella speranza di restare in vita.
La guerra e il dribbling con la morte
Nel 1988 la famiglia Asllani prende una decisione sofferta, ma non più rimandabile: lasciare il Kosovo e partire alla volta della Svezia. Un anno dopo sarebbe scoppiata la guerra. Gli Asllani arrivano a Bullerbyn ed è senza lavoro, il negozio di abbigliamento di famiglia è ormai un ricordo. Il papà lavora come interprete, la madre in un asilo, entrambi si danno da fare per dare una mano ai profughi che hanno fatto il loro stesso percorso, ma spesso anche per loro il cibo scarseggia.
Kosovare non ha vissuto la guerra, ma è stata segnata dai racconti, dalle notizie, dal clima di paura e miseria. Ma è sfuggita alla morte, un avversario che ha spesso dribblato nel corso della sua vita. Giocava nel PSG quando a Parigi una cellula terroristica assaltò la redazione di Charlie Hebdo e il Bataclan. Sarebbe dovuta andare a vedere la partita tra Francia e Germania allo Stade de France con un amico, ma rifiutò all’ultimo, poichè troppo stanca: al di fuori dello stadio ci furono 3 esplosioni quella notte.
Nel 2017 giocava al Manchester City. Si trovava in un ristorante quando il suono delle sirene squarciò la tranquillità della sua cena: 23 persone avevano perso la vita al concerto di Ariana Grande in un attentato suicida, avvenuto poco distante da dove la ragazza stava cenando. Nei giorni successivi ha offerto supporto psicologico alle persone che nel club avevano un parente o un amico rimasto coinvolto nella tragedia.
Se perdeva faceva lo sciopero della fame
Da bambina i fratelli non la volevano al campetto con loro, tentavano di depistarla, ma era già ostinata: “sapevo bene dove si trovasse, anche se loro facevano di tutto per seminarmi“, dichiarò. Da piccola faceva “sciopero della fame” dopo una sconfitta, una sorta di castigo auto-imposto: “sì, sono stata molto severa con me stessa“.
Crescendo però, non diede priorità al pallone. Ha studiato economia, ha pensato di fare la giornalista sportiva: il suo sogno era quello di poter comprare qualsiasi cosa alla madre e ripagarne i sacrifici fatti in passato. Il suo primo contratto da professionista con il Linköping prevedeva uno stipendio di 6000 corone al mese, poco più di 500 euro. Non proprio il budget giusto per realizzare i propri sogni.
Dai bassifondi alla fama
Con la formazione svedese disputerà 2 stagioni (2007-2009), poi tornerà nel 2010-2011, dopo una breve parentesi con le Chicago Red Stars, e successivamente per altri due anni dal 2017 al 2019. In Svezia vincerà il campionato nel 2009 e nel 2017, portandosi a casa anche due Coppe di Svezia (2008 e 2009) e una Supercoppa (2009).
Come già accennato, nel 2012 firma con il PSG. Viene accolta da Zlatan Ibrahimovic, suo connazionale, che all’allora AD Leonardo fa sapere che “se vuoi vincere, tu hai bisogno di un attaccante svedese“. Foto di rito, curiosità per il duo svedese, poi Zlatan viene presentato al Parco dei Principi e lei abita nei bassifondi di Parigi. L’emblema della disparità calcistica. Segna comunque 39 gol in 59 partite. Passa al Manchester City e poi al Real Madrid, squadra nella quale finisce per ‘auto-candidarsi’.
Quando il Real Madrid maschile fece gli auguri a tutte le donne per l’8 marzo, lei rispose: “se per voi siamo importanti, dovreste allestire una squadra femminile“. Nel 2019 i Blancos formarono la loro squadra femminile, lei ne fece parte fino al 2022 realizzando il sogno di giocare nella squadra di uno dei suoi idoli, Ronaldo il ‘Fenomeno’.
Oggi è attaccante del Milan: è arrivata nel 2022 ritrovando, curiosamente, Zlatan Ibrahimovic. Questa volta la disparità è inferiore: Kosovare è una star del calcio femminile, vanta 300.000 follower su Instagram e partnership con prestigiosi brand come Coca Cola, Visa, Nike e Kia.

Nella Svezia e per la Svezia
L’esordio in Nazionale arriva il 27 settembre 2008, contro la Romania. Vestirà la maglia della Svezia per 170 volte con 44 gol all’attivo che però le sono valsi più amarezze che gioie. Con la Svezia ha infatti conquistato: 2 argenti olimpici a Rio 2016 e Tokyo 2020, 2 bronzi Mondiali a Francia 2019 e Germania 2011, altri 2 bronzi Europei a Svezia 2013 e Inghilterra 2022. Dopo il secondo argento olimpico tuonò: “sono stanca di tutte queste fottute medaglie d’argento“. Quest’anno proverà a mettersi un Mondiale in bacheca, forse per l’ultima volta. Sulla sua strada ci sarà l’Italia, presente nel Girone G dei Mondiali femminili.
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Le radici di ‘Kosse’
Oggi Kosovare Asllani è un’icona del calcio femminile, si divide fra allenamenti, partite e shooting fotografici, la sua grande passione per il fashion potrebbe portarla, un domani, in passerella, anche se le velleità da giornalista mostrate in gioventù potrebbero aprirle le porte della tv. Ma ‘Kosse’, come la chiamano gli amici, non dimentica le sue origini. A ricordagliele è il tattoo dell’Aquila albanese che ha sulla caviglia.
Molto impegnata nel sociale, Kosovare ha creato, a Byllerbyn, la città che l’ha accolta dopo essere fuggita dalla guerra, l’Asllani Court, un campo da calcio nato in un quartiere abitato per lo più da stranieri: un luogo in cui ragazzi e ragazze possono inseguire i loro sogni. Kosovare è partita da lì.

















