Regole IFAB 2026, la regola dei 10 secondi debutta prima dei Mondiali

Il caso Giappone-Islanda inaugura la nuova regola sulle sostituzioni. Intanto l’IFAB amplia i poteri del VAR e continua a trasformare il calcio contemporaneo

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A pochi giorni dall’inizio dei Mondiali 2026, l’amichevole tra Giappone e Islanda ci ha dato un assaggio del nuovo regolamento IFAB che vedremo esordire in Nord America. Un giocatore che ha impiegato oltre 10 secondi per lasciare il campo dopo una sostituzione, infatti, ha portato la sua squadra in inferiorità numerica, contribuendo suo malgrado a ribaltare il risultato della gara. La prima applicazione della regola dei 10 secondi ha attirato l’attenzione di tifosi, media e addetti ai lavori. Si tratta infatti di uno dei primi esempi concreti della lotta del calcio alle perdite di tempo attraverso norme sempre più specifiche. Non è un caso isolato, al contrario si inserisce perfettamente all’interno di una più ampia modifica regolamentare che punta ad aumentare il tempo di gioco effettivo, ridurre le scorrettezze strategiche, incentivare il fair play e, da ultimo, rispondere alle esigenze dello sport come intrattenimento.

La nuova regola IFAB dei 10 secondi durante le sostituzioni

Come abbiamo già visto, saranno molte le nuove regole del Regolamento del Gioco 2025-2026 dell’International Football Association Board (IFAB) che faranno il loro debutto in questo Mondiale 2026 che sta per iniziare. Dal protocollo “Only the Captain” all’ampio uso dell’AI nelle pratiche arbitrali, l’obiettivo è chiaro: gestire il gioco e il tempo di gioco in maniera ottimizzata per ridurre il caos. È proprio in questo obiettivo che si inserisce anche la regola dei 10 secondi per le sostituzioni, norma introdotta per limitare il rallentamento volontario e strategico delle operazioni di sostituzione nei minuti finali delle partite, pratica ampiamente diffusa nel calcio moderno. Secondo il nuovo regolamento, il giocatore sostituito deve lasciare il terreno di gioco passando dalla linea più vicina entro 10 secondi dall’autorizzazione alla sostituzione da parte dell’arbitro e dalla segnalazione del quarto ufficiale. Se il sostituito supera il limite consentito, il calciatore sostituto non può entrare immediatamente in campo ma deve attendere la prima interruzione utile del gioco successiva allo scadere del minuto di penalità assegnata, dietro autorizzazione dell’arbitro. Nel frattempo, la squadra rimane temporaneamente in inferiorità numerica. Nel caso di sostituzioni multiple, il conteggio dei dieci secondi inizia dall’ultima visualizzazione del cambio da parte del quarto uomo. Durante il minuto di penalità la sostituzione non può essere annullata né modificata e se il giocatore sostituito ritarda l’uscita molto oltre i 10 secondi l’arbitro può assegnare una ammonizione. Ci sono delle deroghe alla regola dei 10 secondi se l’atleta sostituito è fisicamente impossibilitato a uscire velocemente dal campo, ad esempio in caso di infortunio grave, o se l’uscita dal punto più vicino rappresenta un problema di sicurezza o di ordine pubblico, ad esempio in prossimità della curva ospiti se la tifoseria è ostile. Lo scopo specifico della norma introdotta è quello di evitare situazioni in cui i giocatori attraversano lentamente il campo per guadagnare tempo nelle fasi decisive di una gara, in più occasioni motivo di polemiche tra tifosi, allenatori e arbitri.

Il caso Giappone-Islanda e la prima applicazione della norma

In attesa di scoprire come verrà applicato il nuovo regolamento durante il torneo internazionale, lo scorso 31 maggio durante l’amichevole tra Giappone e Islanda al MUFG Stadium di Tokyo è stata applicata per la prima volta la regola dei 10 secondi. A pochi minuti dalla fine della partita, sullo 0-0, il commissario tecnico islandese Arnar Gunnlaugsson ha effettuato una doppia sostituzione. Gretarsson è entrato in campo regolarmente in sostituzione di Hermannsson, Thorvaldsson si è visto costretto a rimanere fuori quando il compagno di squadra Hlynsson ha impiegato più del tempo previsto per lasciare il campo. Superati i 10 secondi, infatti, l’arbitro ha applicato la norma IFAB e l’Islanda, rimasta momentaneamente in 10 uomini, ha subito un gol all’88’ minuto per piede di Ogawa. L’episodio, quello di una partita il cui esito è cambiato nel giro di pochi minuti, rappresenta un caso particolarmente significativo perché mostra come una modifica apparentemente marginale possa avere conseguenze dirette sul risultato di una gara. Il dibattito sull’efficacia e sulla proporzionalità della nuova regola, dunque, è già scoppiato. Resta da aspettare quali effetti avrà questa regola, e in generale il nuovo regolamento, sulle partite per la Coppa del Mondo.

Perché il calcio continua a modificare il regolamento

Nel frattempo, in vista dell’11 giugno, l’IFAB ha approvato un chiarimento che consente alla tecnologia di intervenire anche in caso di chiare condotte scorrette commesse dalla squadra attaccante prima della battuta di un calcio d’angolo o di un calcio di punizione, qualora queste abbiano un impatto diretto su un gol, un rigore o una sanzione disciplinare. Questa modifica è stata pensata soprattutto per sanzionare situazioni come i blocchi irregolari ai danni di portieri o difensori prima della battuta di un calcio piazzato. In questi casi, con il nuovo protocollo, il VAR potrà richiamare l’arbitro all’on-field review e, se l’infrazione verrà confermata, saranno assegnati gli eventuali provvedimenti disciplinari e la ripetizione del calcio piazzato. La sperimentazione sarà monitorata durante il torneo e successivamente riesaminata dall’organo indipendente prima di una possibile estensione definitiva del protocollo. Quest’ultima novità si inserisce in una più ampia e duratura fase di evoluzione normativa vissuta dal calcio negli ultimi anni. L’introduzione del VAR, del fuorigioco semiautomatico (il SAOT, Semi-Automated Offside Technology, un sistema tecnologico avanzato che sfrutta 12 telecamere, tracciamento a 50 FPS, mappatura del corpo in 29 punti e l’Inertial Measurement Unit inserita nel pallone di gioco per ridurre i tempi decisionali del VAR e determinare con precisione millimetrica la posizione dei calciatori), della Goal-Line Technology e dei recuperi più lunghi ha modificato aspetti del gioco rimasti immutati per decenni. La filosofia dietro a questi cambiamenti è quella di ridurre potenziali interruzioni di gioco o situazioni che permettono di ottenere vantaggi tramite comportamenti considerati antisportivi, ma anche azzerare (o quasi) l’errore umano e, come detto, eliminare tutto ciò che può essere o generare caos. Non sono gli aspetti tecnici del gioco a subire i maggiori cambiamenti, al contrario gli interventi riguardano in modo sempre più evidente il tempo effettivo di gioco, una delle questioni calcistiche più discusse degli ultimi anni. Come già visto, infatti, rispetto alla durata complessiva di una partita, che con i recuperi scientifici può superare anche i 100 minuti, il pallone resta in gioco in percentuale sempre più ridotta. Il rapporto tra tempo effettivo e tempo totale di gioco si attesta mediamente attorno al 60-65%, il resto del tempo viene “mangiato” da strategie dilatorie e perdite tattiche di tempo (come abbiamo visto capitava con le sostituzioni), rimesse e rinvii (anche quelli modificati dal nuovo regolamento), falli, punizioni, verifiche del VAR, interruzioni e proteste, anche delle tifoserie. Il cambiamento costante dei regolamenti, dunque, non è un vezzo ma una necessità per rispondere a un calcio che, anch’esso, cambia continuamente. Al centro di questo cambiamento non ci sono solo le perdite di tempo, ma anche l’adeguamento ai ritmi televisivi e commerciali, l’evoluzione e l’estensione delle nuove tecnologie, la tutela del fair play e in generale di una maggiore correttezza ed equità del gioco.

Le nuove regole IFAB tra spettacolo e controllo del tempo

Nell’evoluzione normativa, dunque, si nascondono tutti quei fenomeni già visti in precedenza. Il calcio non è più “solo” uno sport ma un prodotto globale dell’intrattenimento che, come tale, deve rispondere alle esigenze di broadcaster, sponsor e piattaforme digitali. La gestione del tempo, dunque, non è più solo sportiva ma anche economica: il gioco deve restare un prodotto “da schermo” appetibile e, per farlo, deve rispondere a dinamiche che prescindono dal gioco stesso. Allo stesso modo, quando si parla di nuove tecnologie, il calcio non può restare indietro: come i club applicano l’AI, ad esempio nello scouting, allo stesso modo la classe arbitrale sfrutta sempre di più i nuovi strumenti di intelligenza artificiale per potenziare il controllo sul gioco e ridurre l’errore umano. Infine, in un ecosistema calcistico dove il divario economico si traduce troppo spesso in divario competitivo, garantire il fair play sul campo e ridurre qualsiasi esempio di scorrettezza è necessario per far sì che il talento, e non i soldi o la strategia, siano il vero motore sportivo delle gare.

Tra tradizione e innovazione: il calcio cerca un nuovo equilibrio

Ovviamente, nonostante le buone intenzioni e come ogni modifica regolamentare che si rispetti, le nuove norme introdotte dall’IFAB dividono il mondo del calcio. La regola dei 10 secondi per le sostituzioni, fortemente voluta dai vertici arbitrali, è sostenuta da chi vorrebbe vedere aumentare i minuti di gioco effettivo, per scoraggiare i “finti infortuni” o le passeggiate verso le linee laterali. Dall’altra parte, per i detrattori si tratta di un esempio di eccessiva rigidità, soprattutto in merito alla punizione che, come visto nel recente caso, può alterare gli equilibri tattici e ribaltare l’esito di una partita. La sfida è la più antica del mondo: tradizione contro innovazione. Se nei prossimi mesi i dibattiti sul regolamento non mancheranno, andrà ricordato che molte innovazioni del passato, a loro tempo guardate con sospetto, oggi sono parte integrante del calcio che conosciamo e che quella tra tradizione e innovazione non dovrebbe essere una contrapposizione, ma un equilibrio.