Cessione Sampdoria – Da mesi ormai si vocifera di una possibile svolta societaria in casa Sampdoria, e nelle ultime ore sono emersi nuovi interessanti particolari in merito. Le smentite sono un rito al quale siamo abituati, come dimenticare quelle di Moratti in merito alla trattativa con Thohir, tutti sappiamo com’è finita: società all’indonesiano! E invece vogliamo parlare delle smentite di Berlusconi e Fininvest? Eppure ci siamo quasi, cessione vicina.
La decadenza di Ferrero da presidente e le norme Figc
Massimo Ferrero non potrà ricoprire la carica di presidente della Sampdoria! E’ quanto stabilito della sezione consultiva della Corte Federale D’Appello della Federazione Italiana Gioco Calcio, la quale in un comunicato rende nota la decisione di sollevare il patron doriano da tale incarico a causa della condanna di 1 anno e 10 mesi per il crac della compagnia aerea Livingston.
Il patteggiamento di Ferrero secondo la Corte Federale, equivale dunque ad un’ammissione di colpe. Prima che Ferrero lasci definitivamente la carica, passerà però del tempo, dato che gli avvocati del presidente hanno presentato ricorso in Cassazione dopo il suo stesso patteggiamento. “È un attacco a una persona pulita e semplice come me – riporta il Secolo XIX – ma non c’è problema, in quanto la sentenza non è definitiva. Abbiamo presentato ricorso in Cassazione”. I tempi tecnici di tali ricorsi solitamente si attestano attorno agli 8 mesi ed a meno di clamorosi dietrofront, la Samp dovrebbe comunque eleggere un nuovo presidente.
L’articolo 22 delle Noif (le norme organizzative interne della Federazione), parla chiaro: un dirigente di società calcistica non può avere condanne di un certo tipo, quali fallimento o bancarotta, superiori ad un anno di pena. L’addio alla presidenza da parte di Ferrero è un passo che avevamo già anticipato qualche settimana fa, resterà da capire se l’attuale patron deciderà di delegare chi per lui, oppure se prenderà piede la pista paventata nei mesi scorsi. Ecco l’intero comunicato della Figc:
“Richiesta di parere interpretativo del Presidente Federale (ai sensi dell’art. 31, comma 1, lett. D) C.G.S.), in ordine all’art. 22 bis delle N.O.I.F.” il quale sancisce che “Alla stregua del quesito posto, si osserva che l’art.22-bis delle NOIF, diretto a tutelare il principio di onorabilità di coloro che dirigono o collaborano alla gestione di società e associazioni sportive, collega l’assunzione o il mantenimento di tali cariche, tra l’altro, alla circostanza che gli stessi non “siano stati o vengano condannati con sentenza passata in giudicato a pene detentive superiori ad un anno” per i delitti elencati dalla stessa disposizione.
È di tutta evidenza, dunque, come la norma pretenda, a mò di requisito ineludibile per poter assumere cariche sportive nell’ambito delle società di calcio, che il soggetto che assume o mantiene la carica non sia incappato o non incappi in una condanna ad una certa pena detentiva, per determinate e non poche fattispecie, con sentenza passata in giudicato.
Orbene, già il fatto che trattasi di un requisito speciale di onorabilità, che entra in gioco a fronte di violazioni comportamentali aventi addirittura rilevanza penale ed il crisma del giudicato, impone un approccio interpretativo che non può essere quello stringentemente letterale.
È bensì vero che le disposizioni del codice di procedura penale richiamate in premessa pongono talune limitazioni negli effetti dell’applicazione di sentenze conseguenti a patteggiamento (in particolare l’inefficacia nei giudizi civili o amministrativi, con salvezza, però, degli effetti di cui all’art. 653 c.p.p., ribaditi e ripresi dal Codice di giustizia del CONI all’art. 39, circa l’efficacia della sentenza penale irrevocabile di condanna nel giudizio per responsabilità disciplinare davanti alle pubbliche autorità, quanto all’accertamento della sussistenza del fatto, della sua illiceità penale ed all’affermazione che l’imputato l’ha commesso), ma è altrettanto vero che, per quanto qui precipuamente interessa, in virtù del chiaro ed assorbente disposto dell’art. 445, comma 1-bis, secondo ed ultimo periodo, tale tipo di “sentenza è equiparata a una pronuncia di condanna”, siapure fatte salve diverse disposizioni di legge.
Ne consegue che, non essendo dato rinvenire altra e diversa disposizione di legge che costituisca limite all’applicazione della sentenza che pronunci la condanna a seguito di patteggiamento, nessuna conseguenza può farsi derivare in merito all’applicazione estensiva dell’art. 22-bis delle N.O.I.F. – che del resto non pone differenza alcuna in proposito – alle sentenze di condanna che derivino da patteggiamento, con condanna a pena detentiva superiore ad un anno relativa a determinati delitti, purché passata in giudicato.
Quanto sopra appare in linea, del resto, anche con i principi autorevolmente affermati dalle Sezioni Unite della Suprema Corte, e ripresi dal Giudice delle leggi, per i quali si può ritenere che, all’esito delle analisi delle mutazioni subite dall’istituto del patteggiamento, pur non potendosi affermare che tali mutamenti abbiano condotto ad un processo di vera e propria identificazione tra i due tipi di pronunzia, gli stessi “stanno comunque univocamente a significare che il regime dell’equiparazione, ora codificato…, non consente di rifuggire dall’applicazione di tutte le conseguenze penali della sentenza di condanna (ordinaria) che non siano categoricamente escluse”
(Corte Cost. 18 dicembre 2009, n. 336). Per questi motivi nei termini di cui sopra è il parere della Sezione Consultiva.
Cessione Sampdoria: gli ultimi dettagli
La Repubblica di Genova oggi rilancia: Ferrero avrebbe deciso di cedere la Samp, calando anche di molto le pretese economiche. Gli 80-100 milioni dei quali si era parlato in passato, sono un lontano ricordo. Secondo Repubblica infatti, la richiesta si attesterebbe attorno ai 30-40 milioni di euro, cifre che si avvicinano notevolmente alla prima proposta di Volpi di 20 milioni.
Dunque adesso si aprono scenari variegati, dal “mai dire mai” di Volpi ai possibili investitori liguri, sino ad eventuali cordate straniere che stanno pian piano colonizzando il nostro calcio. La dura contestazione nei confronti di Ferrero pare abbia pesato su tale decisione da parte del presidente.