Uno, e ok. Due, e passi anche questo. Tre, adesso basta. Sono più gli sfoghi di Antonio Conte, nelle ultime settimane, che i gol dell’Inter. Il tecnico nerazzurro anche ieri sera, dopo il suicidio di Dortmund, ha parlato in maniera dura davanti alle telecamere. Pesanti le sue dichiarazioni, ancor di più rispetto alle ultime volte. Altri attacchi, velati e meno, alla dirigenza. Ma perché? Alibi, giustificazioni, scuse? Siamo sempre là, ma così facendo si intacca il futuro e non il presente. Si rischia di rovinare un buon lavoro ma di cui si raccoglieranno i frutti appieno soltanto, appunto, in futuro. Conte, insomma, come cantava Fiorella Mannoia “Le tue parole fanno male…”
Come si sentiranno Barella e Sensi?
Come ci si può sentire ad essere nei panni di Barella e Sensi? Non bene, crediamo. Tralasciando il “noi andiamo a 2.000 e faccio fatica a dire qualcosa ai miei ragazzi, anzi loro mi dovrebbero dire: ‘Mister, ringrazi che sono sempre a disposizione'”, c’è da considerare anche il “a parte Godin nessuno ha vinto niente. A chi dobbiamo chiedere qualcosa in più? A Nicolò Barella che arriva dal Cagliari? A Sensi, acquistato dal Sassuolo?”. Dichiarazioni che rischiano di minare le certezze di un gruppo sano, coeso, compatto. E che non sta facendo poi così male, anzi. Come scritto in altra pagina, questa squadra non ha obiettivi di vittoria nell’immediato.
Inter, sei un’opera incompiuta: nerazzurri belli a metà, ma non si può giocare solo un tempo…
Promesse non mantenute o forti illusioni?
A questo punto, però, la domanda è un’altra. Cosa si aspettava Antonio Conte? Oppure, cosa la dirigenza gli aveva proposto? A sentirlo, sembra proprio che le promesse della società non siano state mantenute. Eppure, non pare essere così. Barella lo ha voluto e convinto apertamente lui, stessa cosa per Sensi, Sanchez e Lukaku. La realtà dice che la rosa è stata notevolmente rinforzata, a suon di milioni, e che in così poco tempo non si può pensare di andare a Barcellona o a Dortmund a dominare. L’Inter sta facendo forse anche meglio di ciò che si aspettava, sta andando forse anche oltre ciò che doveva. E serve pazienza, programmazione, solidità (societaria e in campo). Già. Pazienza, parola questa sconosciuta al vulcanico ed istintivo tecnico nerazzurro. Conte, puoi rimediare, ma abbi ‘pazienza’…
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