ROMA – Mentre Maurizio Sarri si interroga sul futuro e prova a scuotere una Lazio che occupa attualmente il 9° posto in classifica Serie A con 44 punti, i campi di Formello hanno appena ospitato un evento che ha – letteralmente – il sapore del “miracolo”. Nello scorso weekend, mentre i biancocelesti masticavano amaro per un distacco di 16 punti dalla zona Champions, il quartier generale capitolino è diventato il teatro di una “scossa” inaspettata. Non sono arrivati nuovi schemi tattici dal “Comandante”, ma l’energia travolgente dello scouting ufficiale della Seleçao Sisters: la ricerca delle nuove stelle della Nazionale Suore.
Genesi di un sogno: la visione di Moreno Buccianti e l’anima della Seleçao
La storia della Nazionale Italiana Suore affonda le sue radici nel 2021, un anno di rinascita per lo sport e non solo. A capo di questo progetto ambizioso c’è Moreno Buccianti, figura storica del calcio “clericale” e già selezionatore della Nazionale Sacerdoti. Buccianti ha avuto l’intuizione di canalizzare la passione delle religiose in un’unica realtà strutturata, capace di trasformare il pallone in un messaggero di solidarietà. Ma perché il nome “Seleçao Sisters” per una squadra che batte bandiera italiana? La risposta è nell’identità stessa delle sue atlete. Sebbene il cuore del progetto sia in Italia, le suore appartengono a congregazioni sparse in tutto il globo: dall’Africa al Sudamerica, passando per l’Europa dell’Est. Il termine “Seleçao” non è un semplice omaggio al Brasile, ma il simbolo di un calcio inteso come festa multiculturale, dove il campo diventa il punto d’incontro tra popoli e carismi differenti.
L’incontro con Papa Francesco: il “contropiede” che ha fatto storia
Uno dei momenti più iconici di questo club è senza dubbio l’incontro con Papa Francesco. In una delle udienze ufficiali, il Pontefice non ha nascosto la sua sorpresa. Davanti a quelle atlete pronte a sfidare i pregiudizi con la divisa sopra l’abito religioso, Francesco ha commentato con la sua tipica spontaneità: “Oh mio Dio, solo questa mi mancava!”. Lungi dal farsi intimidire, le religiose hanno risposto con un “contropiede” perfetto accompagnato da un sorriso, “è stato lei a chiederci una Chiesa ‘in uscita’, invitandoci a non restare chiuse nei conventi. Noi l’abbiamo presa alla lettera e abbiamo deciso di farlo con il pallone tra i piedi”. Un dialogo che riassume l’essenza del team: trasformare lo sport in una moderna forma di presenza sociale e gioiosa.
Oltre il risultato: il calcio che cura e unisce
Ciò che rende il raduno di Formello un evento necessario è la sua capacità di offrire un’alternativa al nervosismo del calcio miliardario. In un momento in cui le cronache si riempiono di tensioni e polemiche – basti pensare alla recente e furibonda rissa che ha visto protagonisti Genoa e Sassuolo -, la Nazionale Suore propone un modello opposto. Qui il motore non è il profitto, ma la carità. I gol delle “Sisters” servono a finanziare progetti concreti, come la recente donazione di poltrone ginecologiche specialistiche per donne con disabilità motoria. Mentre la Lazio cerca di ritrovare la bussola in campionato, atlete come la bomber napoletana Suor Patrizia Cimmino, che ha conquistato i social, dimostrano che si può essere agonisticamente valide senza mai perdere di vista l’aiuto verso il prossimo.
Da “Sister Act” a “Sister Attack”: la realtà che supera Hollywood
Nell’immaginario collettivo, vedere una suora rompere gli schemi è un’immagine legata al grande schermo e al carisma di Whoopi Goldberg. Ma se in “Sister Act” la rivoluzione era a colpi di gospel, a Formello abbiamo assistito a una vera e propria “Sister Attack”. Nessun copione scritto, solo il sudore e l’entusiasmo di atlete vere che dimostrano come l’abito non sia un limite, ma una divisa carica di significato. Vedere una religiosa scattare sulla fascia tra i campi dove solitamente Sarri prepara i suoi schemi è la prova che la vita sa essere molto più creativa di una produzione cinematografica.