Mancano meno di dodici mesi all’inizio del Mondiale di calcio 2026, e la FIFA compie una mossa simbolica quanto politica: l’inaugurazione di un nuovo ufficio nella Trump Tower di New York, storico grattacielo simbolo dell’ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump. A comunicarlo è stato direttamente il presidente della FIFA Gianni Infantino, durante un evento a Manhattan alla presenza di Eric Trump e della leggenda brasiliana Ronaldo Nazário.
“La FIFA è globale, ma per esserlo davvero deve essere anche locale. New York sarà la nostra base operativa, non solo per il Club World Cup di quest’anno e per il Mondiale del 2026, ma anche nel lungo termine”, ha dichiarato Infantino, che ha poi ringraziato apertamente Trump: “Grande appassionato di calcio”, le sue parole.
La FIFA nella Trump Tower: strategia o provocazione?
L’apertura dell’ufficio nella torre simbolo della famiglia Trump ha acceso da subito forti reazioni. In particolare, dai vertici del calcio europeo arrivano accuse velate di politicizzazione del calcio da parte di Infantino, sempre più vicino alla sfera conservatrice americana. Il presidente FIFA è stato ospite della Casa Bianca in più occasioni, e non ha nascosto il suo rapporto diretto con Trump, anche durante missioni internazionali.
Una strategia che sembra però dare i suoi frutti: nella legge federale ribattezzata “One Big Beautiful Bill”, l’amministrazione Trump ha destinato 625 milioni di dollari per la sicurezza del Mondiale 2026. Non solo: sono già previste eccezioni alle restrizioni d’ingresso negli USA per atleti, staff tecnici e personale FIFA, nonostante il contestato divieto d’ingresso per 12 Paesi, tra cui l’Iran, già qualificato al torneo.
Le ombre tra diplomazia e diritti
A fronte dei fondi e dei vantaggi diplomatici, restano forti le preoccupazioni per i diritti umani. Human Rights Watch ha lanciato un appello denunciando i “gravi timori” sulle politiche migratorie restrittive di Trump, che potrebbero danneggiare tifosi e famiglie provenienti da Paesi esclusi.
Inoltre, la Trump Tower stessa non è nuova agli scandali nel mondo FIFA. È proprio da lì che operava Chuck Blazer, ex dirigente FIFA e figura chiave nel caso di corruzione che nel 2015 ha travolto l’organizzazione portando alla fine dell’era Sepp Blatter.
Un calcio sempre più geopolitico
Il calcio mondiale sembra oggi muoversi sempre più su binari geopolitici. Con tre delle nazioni più potenti del continente – USA, Canada e Messico – che ospiteranno la prossima Coppa del Mondo, la FIFA stringe alleanze forti, ma potenzialmente divisive.
Il legame tra Infantino e Trump è solo l’ultima dimostrazione di una FIFA sempre più attenta agli equilibri di potere internazionali, anche a costo di scontentare alcune federazioni storiche e parte dell’opinione pubblica. Ma una cosa è certa: il Mondiale 2026 si giocherà tanto in campo quanto fuori.
