Come avevamo anticipato, parlando del terremoto che ha decapitato i vertici della FIGC con le dimissioni di Gravina e Buffon, il destino di Gennaro Gattuso restava l’ultimo, fragile tassello in bilico. Oggi, quel tassello è caduto. Con la risoluzione consensuale del contratto comunicata ufficialmente dalla Federazione, si chiude l’era del “Ringhio” nazionale, lasciando l’Italia non solo senza una guida tecnica, ma nel mezzo di un vuoto di potere senza precedenti.
Gattuso: “dolore nel cuore”, il congedo di un uomo solo
Gattuso lascia con la dignità che lo ha sempre contraddistinto, evitando di aggrapparsi alla panchina dopo il fallimento tecnico, ma con un “forte dolore nel cuore”.
“La maglia azzurra è il bene più prezioso che esiste nel calcio, per questo è giusto agevolare sin da subito le future valutazioni tecniche. Desidero ringraziare il presidente Gabriele Gravina e Gianluigi Buffon, e con loro tutti i collaboratori della Federazione, per la fiducia e il supporto che mi hanno sempre garantito”.
Le parole di Gattuso descrivono perfettamente il clima di una Nazionale che si sente nuda. Un (ex) allenatore che ringrazia un (ex) Presidente e un (ex) Capo Delegazione.

È il paradosso di una nave che affonda mentre i suoi ufficiali hanno già abbandonato il ponte di comando, lasciando ai tifosi solo l’amarezza di un terzo Mondiale consecutivo da guardare dal divano.
La possibile rinuncia dell’Iran e il miraggio del ripescaggio dell’Italia al Mondiale 2026: fuga dalla realtà
Mentre la Federazione ringrazia, a sua volta, Gattuso per la “serietà”, nell’ambiente azzurro sta montando un sentimento quasi grottesco. Si moltiplicano le voci di chi, aggrappandosi a flebili cavilli regolamentari, spera in un ripescaggio dell’Italia ai Mondiali 2026 qualora l’Iran decidesse di ritirarsi dalla competizione a causa delle tensioni belliche globali e del permesso non accordato dalla FIFA alla Federazione iraniana di disputare le partite in Messico anziché negli Stati Uniti.
Sarà anche vero che “la speranza è l’ultima a morire” ma non possiamo negare che l’Italia stia cercando di sfruttare un dramma geopolitico pur di non guardare in faccia il proprio fallimento sportivo, invocando quel ranking FIFA che ci vede ancora in alto ma che nasconde una mediocrità tecnica ormai cronica. Sperare di volare negli Stati Uniti sfruttando un conflitto globale o un algoritmo statistico significa non aver capito che il problema vero dell’Italia non è l’assenza dal tabellone, ma l’assenza di fondamenta.
Toto-CT: Tra “grandi ritorni” e scommesse impossibili
Con la panchina ufficialmente libera, si apre – ovviamente -, la caccia al successore. Non è solo una questione di nomi, ma di visione: serve un restauratore o un rivoluzionario? I bookmaker hanno già le idee chiare, puntando sull’usato sicuro che ha già infiammato i cuori azzurri. In cima alle preferenze degli analisti c’è un serrato testa a testa tra due grandi ex: Roberto Mancini e Antonio Conte. Entrambi sono quotati tra 3,50 e 4,50. Il ritorno del “Mancio” rappresenterebbe il tentativo di ritrovare quella magia di Euro 2020, mentre l’ombra di Conte evoca la figura dell’uomo della provvidenza, capace di ricostruire dalle macerie con la sola forza del lavoro e della disciplina. Alle loro spalle si staglia la figura di Massimiliano Allegri, considerato l’outsider di lusso a quota 7,50. La sua gestione pragmatica potrebbe essere il sedativo ideale per una Nazionale in preda alle convulsioni, seguito a breve distanza dalla modernità di Simone Inzaghi, la cui candidatura resta però complicata dai vincoli contrattuali con il club. Infine, non mancano le suggestioni internazionali, quasi utopiche: vedere José Mourinho in azzurro pagherebbe 50 volte la posta, mentre l’approdo di Pep Guardiola a Coverciano resta confinato nel regno dei sogni a quota 75,00. Questi ultimi sono nomi che scaldano la fantasia, ma che si scontrano con la realtà di una Federazione che deve prima di tutto ritrovare se stessa prima di poter sedurre i top mondiali. Una cosa è certa: chiunque siederà su quella panchina dovrà fare i conti con un dato statistico che pesa come un macigno: dodici anni senza un Mondiale. In quest’ottica, la missione del nuovo CT non sarà solo tecnica, ma psicologica: ricostruire dalle fondamenta un movimento che, oggi, sembra aver smarrito la propria strada.
