”Non so ancora come passero’ quel giorno, di solito non ci penso: come sempre, decidero’ all’ultimo”. Sono passati 70 anni dalla Tragedia di Superga, Sandro Mazzola quel 4 maggio del 1949 aveva 7 anni, suo padre Valentino era il capitano della squadra. In quell’aereo che trasportava tutta la squadra di ritorno da una trasferta a Lisbona per l’amichevole contro il Benfica morirono 31 persone: i calciatori, i dirigenti, i membri dell’equipaggio e tre giornalisti sportivi. “La memoria storica non si perdera’ mai – dichiara Sandro Mazzola – E’ impossibile. Quella squadra era diversa da tutte quelle del suo tempo, era una squadra moderna, velocissima e che occupava tutte le zone del campo. Non so se qualche squadra moderna puo’ far capire ai giovani cosa fosse quel Torino. In realta’ no, forse puo’ essere avvicinata per la sua modernita’ al Milan di Sacchi, forse..”.
‘L’ultima immagine che rimane da 70 anni nella mia mente – racconta all’ANSA – e’ di quando io andavo a giocare a pallone di nascosto in strada con i miei amichetti: papa’ non voleva che dessimo fastidio. All’inizio lui faceva finta di niente, ma ricordo bene quel giorno in cui mi venne a togliere il pallone di plastica. Poi ricordo anche di quando entravo in campo mano nella mano con lui e mi faceva tirare i rigori a Bacigalupo, e lui, il portiere del Grane Torino, mi faceva segnare sempre. Cosi’ io ero molto contento di fare gol e di sentire gli applausi dello stadio”. Tra i ricordi piu’ belli dopo la tragedia – conclude Mazzola – ”quello di tutta quella gente al Filadelfia per mio padre ed il Grande Torino”.