Jordan Veretout, centrocampista della Roma, ha concesso un’intervista a ‘L’Equipe’ in cui ha descritto la surreale atmosfera di questi giorni in Italia e nella Capitale, in particolare, per via del Coronavirus: “Quando mia figlia mi ha chiesto se poteva uscire in giardino o se ci fosse la bestia, le ho risposto che c’è una piccola bestia nell’aria, ma poteva uscire a giocare in casa. Roma, ora, è una città morta. Di solito è sempre affollata. Le grandi piazze, il Vaticano, bisogna davvero immaginarle sempre piene. Nel mio quartiere c’è sempre rumore di fondo. Lì, quando esco in giardino con le mie figlie, c’è una sensazione di vuoto, di niente, è un po’ spaventoso. Ma viviamo così ora”.
Ma il rimanere a casa ha anche degli aspetti positivi, come spiega Veretout: “Posso stare di più con le figlie. Realizziamo disegni, giochi da tavolo, abbiamo organizzato una caccia al tesoro. Balliamo e giochiamo a nascondino. Quando i giochi saranno esauriti, le mie figlie mi taglieranno i capelli. Spieghiamo alla più grande perché dovremmo rimanere in casa. È complicato vedere le immagini degli ospedali o legate al virus, preferisco vedere quelle dei balconi dove si canta. Non sono sorpreso, gli italiani mostrano sempre solidarietà ed è molto bello. Il calcio è la mia passione, quindi necessariamente mi manca. Abbiamo un programma di allenamento basato su corse e altre cose ma che non sostituisce una sessione collettiva e il piacere del gioco. E il calcio riguarda le emozioni da condividere con il pubblico. Questo mi manca”.