Una proprietà, un club. La regola del calcio italiano non cambia, e a dirlo è il ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi. Rispondendo per iscritto a un’interrogazione del deputato del Partito Democratico Marco Lacarra, il ministro ha escluso ogni sconto sul divieto di multiproprietà: chi oggi controlla due società professionistiche deve liberarsi di una entro l’inizio della stagione 2028-2029. Il tema non è astratto. Nel calcio italiano ci sono oggi due situazioni sotto osservazione: Bari e Napoli, entrambi riconducibili alla famiglia De Laurentiis attraverso Filmauro, e la posizione di Claudio Lotito, presidente della Lazio e da questa estate proprietario della Reggina. Lacarra, deputato barese, ha spiegato di aver depositato l’atto chiedendo al Governo una presa di posizione netta sul divieto. La risposta è arrivata secca: “Non vi può essere alcuno spazio per derogare a tali principi”.
La regola in breve: cosa vieta l’articolo 16-bis
La norma che regola la multiproprietà nel calcio italiano è l’articolo 16-bis delle NOIF, il regolamento interno della FIGC. Dice una cosa semplice: nessuno può controllare due società professionistiche insieme. Il divieto vale anche se il secondo club è intestato al coniuge o a un parente, e non riguarda solo chi ha la maggioranza delle quote: basta avere il peso per decidere davvero cosa succede in società. Attenzione a un punto che spesso si perde: il divieto riguarda il calcio professionistico, cioè Serie A, Serie B e Serie C. Per chi aveva già due club prima che la norma entrasse in vigore è stata prevista una finestra, che si chiude cinque giorni prima del termine per iscriversi ai campionati professionistici della stagione 2028-2029. Chi non ha risolto entro quella data perde l’affiliazione della società acquisita per ultima. E c’è una clausola che può anticipare tutto: se prima di quella scadenza due squadre dello stesso proprietario si ritrovano nella stessa categoria, il conto si apre subito. Abodi ha ricordato che a decidere resta la Federazione, non il Governo, ma ha aggiunto che una revisione delle regole è “da me non auspicata”. E ha aperto a un secondo fronte: estendere i controlli sugli assetti proprietari alla commissione indipendente che oggi vigila sui conti dei club.
Napoli e Bari, il caso che ha spostato la scadenza
La finestra del 2028 esiste soprattutto per loro. Quando il divieto è stato introdotto, il termine era giugno 2024; i De Laurentiis sono ricorsi al Collegio di Garanzia dello Sport e nel luglio 2022 la FIGC ha spostato la scadenza di quattro anni. Aurelio e Luigi De Laurentiis parlarono di “un atto di buon senso” e ritirarono il ricorso. Quattro anni dopo, però, il Bari vale meno di allora: il 22 maggio 2026 è retrocesso in Serie C: nel doppio playout con il Südtirol è finita 0-0 all’andata e 0-0 al ritorno, e a salvarsi sono stati gli altoatesini per il miglior piazzamento in campionato, un punto sopra i biancorossi.. Il 22 giugno, ai microfoni di Antenna Sud, Luigi De Laurentiis ha spiegato che l’obiettivo è arrivare alla scadenza con un compratore già dentro la società a cui cedere il 100%, smentendo la valutazione da 35 milioni che era circolata.
Lotito, la Salernitana e la Reggina
Il precedente italiano più famoso è proprio di Lotito. Presidente della Lazio dal 2004, era anche co-proprietario della Salernitana insieme al cognato Marco Mezzaroma. Quando nel maggio 2021 i granata sono saliti in Serie A, i due club si sono ritrovati nello stesso campionato: la FIGC ha imposto di sciogliere la posizione, accettando come soluzione ponte un trust con obbligo di vendere entro sei mesi, pena l’esclusione. La Salernitana è passata a Danilo Iervolino il 31 dicembre 2021, per una cifra indicata da alcuni in 10 milioni. Lotito ha sempre sostenuto che valesse molto di più. Con la Reggina il quadro è diverso, perché la squadra amaranto gioca in Serie D e il divieto federale riguarda le società professionistiche. Il regolamento, però, prevede già cosa succede in quel caso: se una società sale dai dilettanti al professionismo e si crea la situazione vietata, chi la determina deve uscirne entro cinque giorni prima del termine per l’iscrizione al campionato. Se non lo fa, a perdere l’affiliazione è la società che arriva dai dilettanti, e in conferenza a Lotito è stato chiesto: cosa farebbe, in quel caso? Risposta: il campionato dura dodici mesi, e da qui ad allora “le vie del Signore sono infinite”. Nella stessa occasione, il 20 luglio al Granillo davanti a migliaia di tifosi, ha rivendicato la doppia proprietà come “una mia invenzione”, elencandone i vantaggi economici, territoriali e per la crescita dei giovani.
In Europa si può, ma non nella stessa coppa
Fuori dall’Italia le regole sono più larghe, come ha spiegato lo stesso Abodi: comprare club in campionati diversi è consentito, quello che non si può fare è schierarne due nella stessa competizione UEFA. Anche così, il conto può essere salato. Nel 2024 Manchester City e Girona (City Football Group), Manchester United e Nizza (INEOS) sono stati ammessi alle coppe solo dopo aver affidato le quote di un club a fiduciari indipendenti: uno schema che secondo l’Associated Press era già stato utilizzato in un accordo di adeguamento riguardante Milan e Tolosa. Il Crystal Palace, invece, nell’estate 2025 si è visto togliere l’Europa League vinta sul campo con l’FA Cup ed è finito in Conference: John Textor aveva quote e ruoli sia negli inglesi sia nel Lione alla data fissata dalla UEFA. Il TAS ha respinto il ricorso l’11 agosto 2025, il posto è andato al Nottingham Forest e il buco nei conti è stato stimato da Calcio e Finanza tra i 20 e i 25 milioni.
Dove si decide adesso
Il tema torna ciclicamente perché i gruppi che controllano più squadre sono cresciuti in tutta Europa. Chi difende il modello parla di investimenti e di piazze che altrimenti resterebbero senza compratori; chi lo contesta indica i conflitti d’interesse e i giocatori che passano da un club all’altro dello stesso gruppo a prezzi decisi in casa. La decisione, però, non è del ministro. È del Consiglio federale della FIGC, e il presidente Giovanni Malagò – eletto il 22 giugno 2026 con il 68,58% dei voti – lo ha già messo in chiaro: è materia del Consiglio, e oggi non è una priorità. Nessuna data all’orizzonte, quindi. L’unico appuntamento certo resta quello del 2028: per il Bari significa trovare un acquirente entro due stagioni, per la Reggina di Lotito significa che il tema si porrebbe soltanto con il ritorno tra i professionisti.