Quando Foti voleva pomiciare con Mazzarri: “quello è stato il mio momento peggiore a Reggio”

 Nel suo libro “Il Meglio deve ancora venire”, scritto con Alessandro Alciato, Walter Mazzarri racconta una delle storie più emozionanti per i tifosi della Reggina, e particolarmente travolgente anche per tutti gli altri appassionati.

“Era il 20 maggio 207, data che non dimenticherò mai, giocavamo ad Empoli la penultima gara di campionato, ed i nostri avversari non avevano obiettivi particolari. Una sconfitta ci avrebbe condannato alla serie B, mentre un pari ci sarebbe andato abbastanza bene. Alla fine del primo tempo perdevamo 3-0, eravamo virtualmente retrocessi. Negli spogliatoi è successo di tutto, i nostri giocatori rincorrevano quelli dell’Empoli, si picchiavano, l’arbitro chiamò me e Cagni: dovevamo farli smettere! A quel punto li ho blindati negli spogliatoi. Quella gara finì poi 3-3, e molti pensarono che ci fossimo messi d’accordo negli spogliatoi. E’ il momento di raccontare la verità. Rientrammo in campo in netto anticipo rispetto a loro, la gente ci fischiava, e quei 5 minuti negli spogliatoi furono fondamentali. La Reggina non c’era più, uno piangeva sotto la doccia, uno sotto il lettino dei massaggi, un altro in bagno mentre vomitava. A quel punto li richiamai all’ordine: “adesso sedetevi, tutti vicini, per terra! Ascoltatemi bene, io retrocedo pure, ma non così. Avete l’obbligo di far vedere nel secondo tempo la vera Reggina, non la schifezza del primo tempo”. Stavo facendo l’elettroshock al morto. Adesso uscite e riscaldatevi: mossa doppia, azzerare le paure ed evitare che incontrassero gli avversari nel tunnel.

Al termine della gara ho avuto un mio festeggiamento segreto. Mi sono rifugiato nella palestrina dello stadio, chiuso a chiave, seduto a terra. Poco dopo bussarono alla porta, ma non avevo intenzione di aprire: “andate via, lasciatemi solo!”

“Mister apra!”

“Mi lasci stare”.

“Sono il presidente Foti, apra!”

Foti rischiava di rompere la porta, dunque l’ho fatto entrare ed è stato un errore imperdonabile. Mi ha travolto con i suoi 100 chili di peso siamo finiti a rotolare sul pavimento, uno sopra l’altro. Un abbraccio che andava oltre i nostri ruoli professionali, ma il peggio doveva arrivare.

“Mister quasi quasi la bacerei” mi ha detto ad un certo punto, ecco quello è stato il momento più difficile dei tre anni a Reggio Calabria.

“Che schifo presidente: Grazie per il pensiero, come se avessi accettato”. La settimana dopo arrivò il Milan, fresco di vittoria in Champions League. Lo abbiamo applaudito e poi battuto. Poi ci fu la nostra festa Scudetto. E pensare che tutti ad inizio anno mi consigliavano la stessa cosa: “Walter devi dimetterti, non puoi stare li con quelle difficoltà!” Quando abbiamo saputo della penalizzazione eravamo a Crotone per un incontro di Coppa Italia, ho fatto sedere tutti: “su le maniche e fuori i coglioni, dobbiamo vincerle tutte!” Potevo abbandonare la nave ma non l’ho fatto, la Calabria non meritava una Costa Amaranto. La svolta è arrivata alla sesta giornata contro la Roma di Totti e Cassano, la battemmo poco dopo la morte di mio padre.

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